venerdì 5 agosto 2005

Yosemite National Park


Mi sono chiesto da dove iniziare questa mia nuova avventura, e la cosa a me più naturale risulta partire dai parchi nazionali dell'America della West Coast.
Ogniuno dei parchi da me visitati ( Grand Canyon N. P., Yosemite N.P., Monument Valley, Arches N.P., Bryce Canyon N.P., Zion N.P. , Mesa Verde N.P., Death Valley N.P., Glenn Canyon N.R., Rainbow bridge NM, Paria Canyon del Coral Pink Sand Dunes i principali... ) mi ha lasciato emozioni diverse, ma se devo fare una personale classifica, devo dire che lo Yosemite ed il Grand Canyon rappresentano per me il massimo.
Di questa particolare classifica purtroppo manca ancora lo Yellowstone N.P. ( l'unico secondo me assieme al Denali N.P. in Alaska in grado di uguagliare o superare i miei parchi preferiti), e sottolineo purtroppo visto che dovevamo visitarlo a metà aprile 2002, ma una volta giunti alla cittadina di West Yellowstone, ci siamo visti negare l'accesso al parco dai rangers causa le fitte nevicate che hanno compromesso la viabilità delle strade. Molto presto questa lacuna sarà colmata.....
Yosemite National Park - agosto 2005
Le mie compagne di avventura sono state mia moglie Roberta e mia figlia Daniela (all'epoca 2 anni appena compiuti).
Lo Yosemite N.P. è situato nella parte est della California centrale a circa quattro ore di auto da San Francisco ed è diventato il primo parco nazionale d'America il 1 ottobre 1890. E' situato nel cuore della Sierra Nevada ed è diviso in 5 parti: la Yosemite Valley, Wavona e Mariposa Grove of Giant Sequoias, Glacier Point, Tuolumne Meadows e Tioga Road, Hetch Hetchy Valley.
Partiti da San Francisco siamo entrati nel parco dall' Arch Rock Entrance e ci siamo subito diretti
al Curry Village dove avevamo prenotato una Tent cabin. La scelta dell'alloggio è stata determinata dalla convinzione in base alle nostre esperienze passate, che i parchi vanno vissuti dall' interno in modo da poter assaporare al meglio ogni momento della giornata.
Il Curry Village si trova nella Yosemite Valley una vallata stretta e profonda, formata dall'erosione dei ghiacciai di qualche milione di anni fa, contornate tutt'attorno da vette levigate tra cui spiccano l' Half Dome, il Cathedral Rock, il Sentinel Dome ed El Capitan. Caratteristica del village, è che essendo le tent cabins sparpagliate in mezzo alla foresta, ed essendo queste zone frequentatissime dagli orsi, tutte le razioni alimentari, e tutti gli effetti personali tipo schampoo profumi etc etc, vanno lasciati in appositi cassonetti metallici sistemati in apposite zone controllate anche la notte dai rangers del parco.
Nella Yosemite Valley, sfociano una serie di cascate tra cui le Yosemite Falls, e le Nevada e Vernall Falls che sfociano nel Merced River, quindi il giorno successivo abbiamo deciso di dedicarlo all'ascesa delle ultime due.
Partiti dall' Happy Isles Visitor Center ( alla fermata nr. 16) in direzione Vernall Falls abbiamo iniziato la salita. Devo dire che l'ascesa è stata piacevole ed abbastanza agevole anche con Daniela nell'apposito zaino sulle mie spalle, la fatica infatti, si è fatta sentire solo durante il tragitto di ritorno. La marcia è stata caratterizzata da una serie di piacevoli incontri con la fauna locale, immancabili infatti cervi, cani della prateria e procioni e tutti ci chiedevamo se saremmo o meno riusciti ad avvistare qualche orso.
Arrivati alle Vernall Falls ci siamo trovati davanti un'arcobaleno stupendo e, dopo le foto di rito, abbiamo proseguito lungo il Mist Trail passando per Emerald Pool fino a raggiungere la sommità delle Nevada Falls. Il tratto tra le due cascate è in pendenza ma non così difficile come me lo aspettavo, se si escludono una serie di scalini di pietra da affrontare per raggiungere il top della cascata. La stessa passa in alcuni punti di fianco al percorso per cui gli innevitabili spruzzi d'acqua ci hanno piacevolmente rinfrescato.
Arrivati sopra le Nevada Falls, per non rifare il percorso dell'andata, abbiamo optato per effettuare il ritorno lungo il celebre John Muir Trail. A conti fatti abbiamo fatto una escursione di 9 ore ( con sota di 1.30 per il pranzo) e devo dire che il ritorno al Curry Village è stata una cosa veramente estasiante.
Non dimenticherò mai la pace e l'appagamento di quella sera, quando seduti sotto il portico della sala lettura del village, potevamo ammirare la cupola dell' Half Dome ancora illuminata dagli ultimi raggi del sole.


Il giorno successivo abbiamo deciso di dedicarci alla Yosemite Valley. Per prima cosa ci siamo diretti alle Yosemite Falls. Il tragitto per arrivare sotto le cascate, consta in una tranquilla passeggiata su un sentiero lungo più o meno 1 km, che conduce ai piedi della Lower Yosemite Falls.
Le cascate, ben tre ( 5 cascata naturale al mondo ) sono uno dei posti più visitati di Yosemite proprio per la facilità a raggiungerle; il sentiero corre attraverso una foresta di alti pini mariposa
e di enormi blocchi di granito che ci danno ancora una volta la consapevolezza di quanto piccoli siamo a cospetto di madre natura. Una volta arrivati allo spiazzo antistante le cascate ci si può arrampicare sui blocchi di granito fino ad arrivare al laghetto dove va ad infrangersi l'acqua.
Successivamente dopo esserci dedicati ai souvenirs di rito presso il Valley Visitor Center ci siamo diretti in direzione El Capitan, prefiggendoci di tentarne la scalata assieme all'Half Dome, la volta in cui saremmo ritornati. Quindi ci siamo diretti verso la Tioga Road, attraversando la zona di Tholumne Grove caratterizzata da una piccola foresta di sequoie rimanendo ammutoliti davanti alle meraviglie che madre natura ci presentava.
La strada non é sempre aperta, per cui vi transitano molti meno turisti e forse per questo molti la considerano la zona più bella ed incontaminata. Ci fermiamo all' Olmstead Point, il punto più panoramico dell'area. Ci colpisce il contrasto tra il colore delle rocce ed il verde degli alberi; il tratto finale della Tioga Road è quello più impegnativo, ricco di laghi di montagna formati dall'erosione dei ghiacciai ed è proprio qui che un fitto temporale ci impedisce di fare una sosta per poterci rifocillare.
Giunti alla fine del nostro soggiorno allo Yosemite N.P. siamo stati tutti concordi nell'assegnargli il massimo dei voti ed abbiamo ancora una volta constatato l'organizzazione impeccabile dei Rangers del parco.
Il nostro consiglio è di fare almeno un'escursione in giornata nei vari trails del parco. Visitare il Glacier Point che è uno dei posti migliori per godere al meglio dello spettacolo della Yosemite Valley ed affrontare almeno uno dei due magnifici sentieri il Taft Point ed il Sentinel Dome Trail cosa che noi purtroppo abbiamo dovuto accantonare per motivi di tempo e di prole.




mercoledì 3 agosto 2005

San Francisco


Finalmente dopo 17 ore di viaggio, raggiungiamo San Francisco. Sono le nove di sera ma la fatica non la sentiamo minimamente, tanta è l’adrenalina per essere ritornati dopo 3 anni negli States.
Appena scesi dall’aereo ci adoperiamo subito per il recupero dei nostri bagagli per poi recarci al bancone della Alamo per il ritiro della nostra autovettura.
San Francisco....dopo averla sognata per tutta una vita, finalmente riusciamo a visitarla, prima tappa di un viaggio che ci porterà prima nel selvaggio West per poi finire nella caotica Los Angeles.
Devo dire che l’impatto è stato da subito eccezionale nonostante il gran mal di testa e la nebbia che si è materializzata in men che non si dica. Dire cosa mi è piaciuto di più è impossibile, io l’ho trovata una città fantastica (ma cosa non mi è piaciuto degli USA ?), una città dove le diversità non contano, dove ti senti da subito a tuo agio.


Per me Frisco vuol dire soprattutto Golden Gate Bridge, il simbolo della città; ma quante volte l’avrò visto sulle riviste di viaggi o nei film che fin da piccolo vedevo assieme ai miei genitori, ....attraversarlo è stato come rivedere gli highlights della mia vita.
Il Golden Gate ha 71 anni ma non li dimostra davvero, ogni settimana dal 1965, una squadra di pittori lo ridipinge con la mitica vernice rossa in modo da proteggerlo dagli agenti atmosferici e marini.


Ma San Francisco non è solo il Golden Gate, come non citare la mitica isola di Alcatraz o icone come la Lombard Street o il Cable-Car nei pressi di Union Square; Frisco è anche la Transamerica Pyramid nel Financial District, Ghirardelli Square o il Palace of Fine Arts il grande edificio che si trova all’ingresso del Presidio bellissimo parco al cui interno si possono fare escursioni a piedi o in bicicletta, per non parlare di North Beach (Little Italy) e Chinatown.
Insomma non è certo un posto in cui annoiarsi!
Una delle mete più frequentate dai turisti è sicuramente il Fisherman’s Wharf il cui centro è il Pier 39 un molo pieno di negozi colorati e ristoranti sullo splendido sfondo della baia. Daniela si è divertita tantissimo un po’ per l’aria da “luna park” che si respirava ma soprattutto per aver visto dal vivo i leoni marini che si stonnazzavano sulle zattere di legno. Io e la Robi abbiamo fatto un po’ di shopping acquistando i nostri primi souvenirs del viaggio, poi dopo essermi letteralmente esaltato all’interno dell’NFL Store che mi ha dato un primo assaggio dello sport made in USA mi sono un po’ rammaricato per non esserci organizzati meglio per la visita ad Alcatraz, esaurita per tutta la settimana successiva.


Nei pressi del Fisherman’s Wharf si trova anche Hooters (vuol dire gufo ma anche tettona!) un locale sullo stile dell’Hard Rock Cafe, dove la particolarità sta nel fatto che le cameriere ti servono in shorts arancioni cortissimi e canottiere bianche o nere aderentissime. Io e Gianpaolo decidiamo di entrare per la classica foto ricordo e devo dire che le ragazze oltre ad essere tutte molto avvenenti, sono gentilissime e si prestano volentieri allo scherzo.
Ma questo da me descritto è solo un assaggio di San Francisco, appena preso confidenza con la città infatti ci siamo subito resi conto che il tempo che le avevamo dedicato era troppo poco, non ci restava che attraversare il Bay Bridge in direzione Oakland e dirigerci verso lo Yosemite N.P., non senza esserci ripromessi di ritornare al più presto a San Francisco.

venerdì 19 aprile 2002

Mesa Verde National Park


Il Mesa Verde N.P. si trova nelle vicinanze della zona di Four Corners, nella parte south west del Colorado; raggiungerlo è relativamente facile, in quanto l’entrata del parco si trova più o meno a metà strada tra le cittadine di Cortez e Mancos, lungo la US 160.
Il Mesa Verde N.P.(www.nps.gov/meve), al contrario della maggior parte dei national parks americani, è forse più interessante dal punto di vista culturale che non dal punto di vista paesaggistico, questo almeno secondo il mio punto di vista. Infatti si hanno meno trails a disposizione per le attività escursionistiche rispetto ad altri parchi, però è unico nel suo genere per l’alta concentrazione e conservazione degli insediamenti delle popolazioni Pueblo.
Dall’entrata del parco partono le 21 miglia di strada che lo attraversano; dopo esserci fermati al Park Point, ad ammirare la superbe viste della regione dei Four Corners, ci siamo recati al Far View Visitor Center. Qua grazie alla gentilezza dei nostri amici ranger, ci siamo organizzati la giornata nel miglior modo possibile, visto che fino alla mattina stessa eravamo impreparati sul da farsi. Abbiamo iniziato con la visita guidata del Cliff Palace, un agglomerato urbano, nascosto sotto una parete rocciosa, con circa 200 stanze veramente ben conservate, che ospitò ai tempi del suo massimo splendore, fino a 250 persone. La visita è stata molto “easy”, anche perchè per la prima volta da quando eravamo partiti, non dovevamo rispettare una tabella di marcia: dopo esserci visitati per conto nostro anche il resto delle strutture della Chapin Mesa, abbiamo fatto tappa anche all’omonimo museo.
Se devo essere sincero, al contrario di Roberta a cui il Mesa Verde è piaciuto tantissimo, questo è stato il parco che mi ha colpito di meno tra tutti quelli visitati, soprattutto per la mia predilezione all’hike ed alla natura selvaggia; il Mesa Verde infatti ti permette di visitare i vari siti archeologici spostandoti comodamente con la macchina e questo a me non andava molto…. Troppo facile per i miei gusti….
Verso il tardo pomeriggio siamo comunque riusciti a farci una camminata lungo lo Spruce Canyon Trail, più o meno 4 km di percorso, quindi dopo esserci goduti gli ultimi scorci del parco, ci siamo rimessi in marcia verso Moab. Ad aspettarci c’era un’ottima bistecca con refill assicurato, ma soprattutto la nostra ultima serata nel nostro tanto amato Wild West Americano.
God Bless You.
Falco.

giovedì 18 aprile 2002

Arches National Park


Dopo le emozioni del giorno prima alla Monument Valley, siamo ripartiti da Bluff di buona lena; percorrendo la UT 191 in direzione Blanding e Monticello, ci siamo ritrovati dopo circa due ore a Moab cittadina nota oltre che per essere stata il set di numerosi film western e di alcuni episodi della saga di Indiana Jones, anche per essere una meta molto ambita dagli amanti degli sport all’aria aperta come rafting e mountain bike. In più si trova vicino ai parchi di Arches e Canyonlands, motivo che la rende “base” ideale per i viaggiatori on the road: da Moab poi, in una decina scarsa di minuti lungo la UT 191, si arriva al Visitor Center, da dove inizia la Arches N.P. road.
L’Arches N.P. (www.nps.gov/arch) è il parco con la più alta concentrazione di archi naturali di arenaria al mondo, circa un’ottantina: può essere visitato con relativa facilità, visto che i sentieri per raggiungere gli archi più spettacolari sono relativamente facili. Dopo aver consultato la nostra Official Map and Guide, decidiamo di iniziare la nostra giornata di hike, dal breve sentiero che porta al Delicate Arche Viewpoint. Da li decidiamo di cimentarci subito con i quasi 5 km che dal Trailhead Wolf Ranch ed il Delicate Arch trail portano all’anfiteatro naturale da cui si può ammirare il Delicate Arch. Arrivati in cima, mi sono meravigliato della imponenza di questo splendido arco e mi sono subito reso conto che per catturare al meglio i colori rosso fuoco di questo splendido angolo dello Utah saremmo dovuti salire prima del tramonto. Per rendermi conto della sua grandezza mi sono recato ai suoi piedi, e devo dire che rimanervi seduto al di sotto ti fa capire la differenza che c’è tra noi e la natura. Ritornati sui nostri passi,ci siamo diretti al Trailhead Devils Garden. Anche questo percorso ce lo siamo veramente goduto; ormai dopo aver assaggiato la discesa del Bright Angel Trail al Grand Canyon eravamo entrati nello spirito di questi parchi, e così in men che non si dica avevamo gia apprezzato il Tunnel Arch ed il Pine Tree Arche. Da li poi, dopo una rapida consultazione della mappa, ci siamo diretti direttamente al Landscape Arch lasciando perdere il loop che ti porta al Private Arch. Vedere i cartelli che vietavano la sosta sotto il Landscape ci ha fatto sentire fortunati, purtroppo tra qualche anno quest’arco sarà crollato ma almeno ci siamo tolti la soddisfazione di vederlo e fotografarlo. Da qua in poi il Wall Arch, il Navajo Arch e una gamma di colori e paesaggi incredibili; ma la parte del tragitto che mi ha letteralmente stregato è stato il tratto di percorso che gli americani chiamerebbero.... rocky footing, cioè il camminare sulla cresta delle rocce che alla fine ti porta al Double O Arch. Per me sono stati momenti di adrenalina pura.
Ritornati alla macchina per la prima volta la stanchezza si era fatta sentire, ma dopo una sosta alla Balanced Rock, altro simbolo del parco (un masso di arenaria in equilibrio), decidiamo di goderci il tramonto alle Windows, percorrendo una parte del loop.
Alla fin fine la giornata che sembrava essere non molto dispendiosa, si era rivelata di tutt’altra pasta, ma il colpo a sorpresa doveva ancora arrivare. Al Visitor Center infatti una coppia di italiani ci avevano parlato in termini entusiastici del Mesa Verde N.P. e dopo aver verificato la vicinanza del confine del Colorado, io e Roberta con un cenno di intesa eravamo gia in macchina verso la città di Cortez. Guys.. questo si che è vivere on the road.
Falco.

martedì 16 aprile 2002

Monument Valley Navajo Tribal Park


Ragazzi,... come potrò mai dimenticare martedì 16 aprile 2002 ….. partiti da Kayenta che non erano neanche le otto del mattino, ci siamo buttati sulla hwy 163 con il cuore in gola; ci stava aspettando la leggendaria Monument Valley.
Credo che tutti i ragazzi della mia età e di quella dei miei genitori, abbiano visto almeno una volta, anche per errore, un film ambientato nella Monument Valley, bene a me in quei momenti scorrevano nella mente le immagini di Sentieri Selvaggi di John Ford e del mitico John Wayne. Giunti al Visitor Center (gestito dagli indiani Navajo), nel “cuore” di questa icona del West Americano, ci siamo messi a contemplare il paesaggio circostante: giuro che per una decina di minuti non ho staccato gli occhi da the Mittens, da Elephant Butte, pensando che avrei voluto condividere quei momenti anche con mio papà. Al Visitor Center ci informiamo sui vari tour organizzati dai Nativi, optando per il Sacred Monument Tour con la jeep nel pomeriggio. A quel punto con l’adrenalina alle stelle a me e Roberta non restava che percorrere le 17 miglia della valley drive, lo sterrato che si fa largo all’interno della Monument Valley.
Da li tutto un susseguirsi di soste ed emozioni, John Ford’s Point, Three Sisters, Totem Pole, The Thumb e tanti altri, tutti con il loro fascino tutti con l’inconfondibile colore rosso fuoco. Il percorso sterrato è abbastanza agevole con la macchina e ti permette di godere appieno della vista di questa valle, ma con il tour dei nativi la puoi vedere con più completezza; le jeep infatti ti portano in zone chiuse al normale traffico turistico, offrendoti nuovi scorci della Monument Valley ed alcune nozioni sulla formazione geologica della stessa. Durante il tragitto con la jeep ci siamo imbattuti in una mandria di mucche e siamo rimasti stupiti nel vederle abbeverarsi in un fiume in cui noi non riuscivamo a scorgere una sola goccia di acqua, … incredibile il loro spirito di adattamento!
Per finire solo alcune considerazioni personali per godervela al meglio; se capitate da quelle parti non perdetevi assolutamente il tramonto alla Monument Valley, in quanto è il momento più bello e gratificante della giornata. Ricordatevi che siete all’interno di un territorio sacro per i Navajo, quindi non avrete la stessa libertà di movimento dei national parks e la loro varietà di trails. Ed infine, se non siete riusciti a passare una notte al Gouldings Lodge (ci andava un certo John Wayne!), dirigetevi a nord verso Mexican Hat: arriverete presto a Bluff un paesino dello Utah, dove oltre a trovare un alloggio, potrete gustarvi delle ottime bistecche alla Cottonwood Steakhouse … non ve ne pentirete!
alla prossima guys.......
Falco

mercoledì 10 aprile 2002

Route 66


Uno degli sfizi che volevo togliermi da sempre era percorrere almeno un pezzettino della mitica Route 66, strada che per molti anni ha collegato ben otto stati, da Chicago Illinois al molo di Santa Monica California. L’occasione mi si è presentata nel 2002 quando nello spostarci da Las Vegas al Grand Canyon, io e Roberta abbiamo deciso, una volta arrivati a Kingman, di lasciare per un po’ la Intestate 40 per percorrere un tratto originale di questa mitica strada; da Kingman la Route 66 prosegue in direzione est passando per Truxton, Peach Springs fino ad arrivare a Selingman, dove si ricongiunge con la Intestate 40 in direzione di Williams.
Percorrere la Mother Road, mi ha fatto riflettere su quello che ha significato per gli americani per moltissimi anni; oltre ad aver contribuito allo sviluppo economico delle varie cittadine lungo il suo tragitto, ha secondo me incarnato lo spirito on the road di tutte quelle persone per il quale percorrerla significava avere una meta ben precisa e non semplicemente muoversi da casa…
Uno spirito che per gli amanti della “Old America”, viene raccolto ed illustrato nell’apposito Route 66 Museum di Kingman, uno spirito che rimarrà indelebile nel tempo….
Hi
Falco

martedì 9 aprile 2002

Bryce Canyon National Park


Dire che lo Utah è uno stato straordinario è dir poco; nel suo territorio vi è infatti un’altissima concentrazione di meraviglie naturali disseminate in parchi come Bryce Canyon N.P., Zion N.P., Arches N.P. e tanti altri ancora, i quali rappresentano il meglio che il South West americano ti possa offrire. Io e Roberta siamo molto legati a Bryce Canyon (www.nps.gov/brca) in quanto è stato il primo National Park visitato “on the road” nel 2002 durante il nostro viaggio di nozze; partiti la mattina presto da Beaver abbiamo ripreso la Intestate 15 in direzione Cedar City; da qui prendendo la Utah Rte. 14 in direzione est, ci siamo ritrovati in men che non si dica alle porte di Cedar Breaks N.M.. Dopo una breve sosta allo Zion Overlook, ci siam rimessi in marcia; il paesaggio circostante grazie alle rocce di arenaria rossa ed i boschi verdissimi era veramente spettacolare. Arrivati al Red Canyon, abbiamo fatto un’ultima sosta per ammirare i colori di questo angolo dello Utah, e dopo le immancabili foto ricordo siamo ripartiti in direzione Bryce Canyon N.P.
Questo National Park deve la sua notorietà alla serie di anfiteatri caratterizzati da formazioni rocciose color rosso fuoco detti “hoodoos” , le guglie di pietra che sono il simbolo del parco stesso. Al Visitor Center Roberta ed io ci siamo soffermati a studiare la cartina del parco e abbiamo deciso di iniziare la visita dello stesso dai vari overlook che si trovano lungo la strada panoramica 63. I punti panoramici sono tutti molto spettacolari, ti si presentano davanti questi anfiteatri con le loro guglie dalle mille forme e tonalità rosso-arancioni che ad ogni occhiata ti rivelano particolarità diverse. Ma anche Bryce Canyon come tutti i parchi americani da il meglio di se percorrendo i vari trails che lo attraversano; a dire il vero la scelta è forse minore rispetto ad altri parchi molto più grandi, per cui dopo aver preso qualche informazione abbiamo deciso di concentrare le nostre attenzioni pomeridiane sui due trails più conosciuti, il Navajo Loop Trail ed il Peekaboo Loop Trail.
Verso metà pomeriggio però, finiti gli overlook, il cielo aveva incominciato ad annuvolarsi di nuovo (cosa normale per lo Utah !) e dopo aver chiesto consiglio ad un Ranger sul da farsi in caso di pioggia, abbiamo deciso di lasciare la macchina presso il Bryce Point per percorrere un pezzo di Rim Trail ed un pezzo di Navajo Loop Trail pronti nell’eventualità a ritornare il prima possibile sui nostri passi. Di buona lena ci siamo inoltrati giù per il sentiero, gli hoodoos si sbizzarrivano con le loro forme e colori, creando un magnifico contrasto con il colore plumbeo del cielo ed il verde dei pini. Le uniche persone che abbiamo incrociato lungo il trail sono stati dei ragazzi mormoni che ci hanno piacevolmente sorpreso per la loro cordialità e simpatia; ad ogni sosta poi venivamo avvicinati da degli scoiattoli (sono venuto a sapere in seguito essere cani della prateria) i quali non avevano la minima paura di noi tanto da entrarci negli zaini per avere qualche cosa da sgranocchiare. Purtroppo però il tempo non è rimasto a lungo dalla nostra parte e all'arrivo della pioggia ci siamo dovuti affrettare a raggiungere la nostra macchina. Per un po’ siamo rimasti al parcheggio del Visitor Center sperando smettesse di piovere, poi dopo aver mangiato qualche cosa al Ruby’s Inn abbiamo ripreso la nostra avventura on the road felici e spensierati perché il meglio doveva ancora arrivare.
See you soon….
Falco