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lunedì 27 luglio 2009

Yellowstone National Park - Grand Canyon of the Yellowstone - Upper Geyser Basin


Aspen Hill.. cabin number B4-4 ….. Canyon Lodge .. non erano ancora le sette del mattino, ma la consapevolezza di essere arrivati al nostro ultimo giorno a Yellowstone mi avevano spinto ad uscire per godermi il risveglio di questo magnifico parco. Preso il sentiero dietro la nostra pioner cabin, mi sono diretto verso i corrals, .. con gli occhi, le orecchie, la mente, cercavo di accumulare il maggior numero di ricordi possibile, ben sapendo che sarebbero passati degli anni prima di ritornare da queste parti ..


Rientrato alla base, ho trovato Roberta e Daniela gia sveglie, per cui dopo aver caricato i bagagli ci siamo recati al General Store per la colazione e subito dopo al Visitor Education Center per sapere se avevano riaperto l’Uncle Tom’s Trail.
Purtroppo per noi il trail era ancora chiuso per colpa dei massi franati dal South Rim sulla scalinata finale, per cui abbiamo deciso di percorrere la parte che ancora ci mancava del North Rim, quella che dal parcheggio della Brink of Lower Falls Trail porta alla Brink of Upper Falls Trail.



Il percorso costeggia quasi totalmente il rim del Grand Canyon of the Yellowstone ed è veramente molto easy; nonostante alcune soste “paesaggistiche” dopo due ore eravamo di nuovo alla nostra macchina, e dopo un’ultima foto ad un mule-deer sdraiato in un prato li vicino, siamo partiti verso la Fishing Bridge Junction.


Il tragitto è stato caratterizzato da innumerevoli soste, e nonostante avessimo gia visto la Hayden Valley, Mud Volcano, Yellowstone Lake e West Thumb, non potevamo fare a meno di fotografarle un’ultima volta. Per l’ora di pranzo eravamo seduti di nuovo al nostro tavolo, all’interno dell’Old Faithful Lodge; dopo mangiato ci siamo stonnazzati un po’ nella veranda del lodge e dopo un’ultima incursione al gift shop, nel pomeriggio siamo saliti lungo il sentiero che porta ad Observation Point per goderci dall’alto l’esplosione dell’Old Faithfull.




Da li visto che ci avanzava del tempo siamo scesi fino al Grotto Geyser e dopo aver dato un’ultima occhiata alla Morning Glory Pool, siamo ritornati al Visitor Center con la morte nel cuore; stavamo lasciando Yellowstone. Poco dopo la Midway Geyser Basin, ci siamo fermati ad osservare un bisonte che se ne stava accovacciato nella sabbia davanti ad una pineta .. ancora non sapevamo che quello sarebbe stato il nostro ultimo tatanka.


Arrivati a Madison ci siamo diretti ad ovest in direzione West Yellowstone: io e Roberta eravamo curiosi di rivedere questa cittadina del Montana ed il Big Western Pine Motel che ci avevano ospitati nel lontano 2002 ed una volta arrivati ci siamo subito diretti in Firehole Ave. a dare un’occhiata. Lasciata poi l’automobile nei pressi del Grizzly Discovery Center abbiamo fatto un giretto in centro città: vedere West Yellowstone con i colori dell’estate è stato molto diverso rispetto ad aprile 2002, sembrava tutta un’altra cittadina, piena di vita ed attività. Per un poco avevo accarezzato l’idea di andare a vedere il Wild West Rodeo ma dovendo ancora cenare e dovendo ancora percorrere la strada verso Idaho Falls , siamo ripartiti subito dopo cena. Man mano che percorrevamo la Hwy 20 verso sud ci ritornava in mente il nostro caro, vecchio amico bisonte.
Thank You very much Yellowstone N.P.
Massimo.

domenica 26 luglio 2009

Cody - Yellowstone National Park


Happy Birthday to You, Happy Birthday to You, Happy Birthday Dear Didi …… Happy Birthday to You ….

Il 26 luglio ci siamo svegliati così, cantando buon compleanno nella nostra stanza all’Irma Hotel. Daniela neanche a dirlo era gia sveglia da parecchio tempo, nonostante la sera prima fossimo andati a dormire più tardi del solito. Dopo aver fatto colazione nella splendida sala da pranzo storica del nostro hotel, ci siamo recati in centro a Cody per un ultimo giretto e per comperare qualche cosa per il viaggio; da li infatti 85 km ci separavano dall’ East Entrance del parco di Yellowstone.
Per viziare un po’ la nostra piccola, io e Roberta le avevamo dato la possibilità di scegliersi il regalo di compleanno, per cui Daniela aveva praticamente passato il tragitto da Cody a Yellowstone N.P. pensando e ripensando cosa che le sarebbe piaciuto di più.


Ritornare al Parco di Yellowstone ci aveva dato un’incredibile carica, e non vedevamo l’ora di arrivare la sera al nostro lodge al Canyon Village per organizzare la festa di compleanno di Daniela.
Come al solito appena arrivati all’East Entrance, il ranger ci consegna la mappa del parco e le riviste del National Park Service salutandoci con l’ormai familiare Enjoy Yellowstone!!


Superato il Sylvan Pass ci siamo fermati in una picnic area dal cui overlook si poteva ammirare Yellowstone Lake; risaliti in macchina ci siamo avvicinati pian piano alle sponde del lago, ma poco prima della Sedge Bay, con la coda dell’occhio vedo volare in alto nel cielo, uno degli ultimi animali che ancora ci mancavano da vedere: l’ American Eagle! Con mio grande stupore il rapace si era sistemato sul ramo di un albero proprio sulla parete rocciosa sopra di noi, e seppur controluce ed in posizione strategica sfavorevole, in qualche modo sono riuscito a fotografarla.
Quindi dopo una breve passeggiata lungo il Pelican Creek Nature Trail (poco meno di 1 km), ci siamo fermati a pranzare nella zona di Fishing Bridge, da dove lo Yellowstone River inizia la sua corsa sfrenata verso le cascate del Grand Canyon of the Yellowstone. Anche quest’area del parco è veramente molto bella, con un sacco di trails adiacenti allo Yellowstone River ed alle sponde dello Yellowstone Lake, con i prati ricoperti da una infinità di fiori colorati, soprattutto gialli, e dalla solita ed incredibile presenza della wildlife locale.




Ripartiti verso nord, ci siamo goduti nel vero senso della parola le bellezze paesaggistiche che ci stavano attorno; LeHardys Rapids, Mud Volcano, Sulphur Caldron e la Hayden Valley infatti le stavamo apprezzando ancora di più, perché avendole gia viste un paio di settimane prima, le potevamo rivisitare scegliendo percorsi alternativi assecondando le nostre curiosità. Verso tardo pomeriggio siamo arrivati nella zona del Canyon Village: la voglia di ributtarci immediatamente lungo il North Rim è stata incredibile, lo scroscio delle cascate, l’odore intenso delle foreste, i cervi, i bisonti ci hanno dato la consapevolezza che una volta rientrati in Italia questo angolo del Wyoming ci mancherà moltissimo.




Siamo arrivati davanti al registration office del Canyon Lodge alle sette di sera, e finalmente per Daniela era arrivato il momento di ricevere i suoi regali di compleanno. Non so chi era più felice tra me e lei per le felpe ed i giocattoli inneggianti al parco di Yellowstone, quello che è certo e che eravamo tutti e tre felici di essere li assieme in quel momento. Dopo cena infine tutti di corsa alla gelateria del General Store, …. non c’era niente di meglio che mangiarci un gelato davanti ai nostri simpaticissimi amici prairie dog.
Happy Birthday Daniela!
Falco.

giovedì 23 luglio 2009

Custer State Park


“Along with the Black Hills scenery and national parks, you will find a surprising array of fun visitor attractions that you and your kids will enjoy together.”
Queste tre righe scritte sulla nostra area map ci preannunciavano un’altra giornata in quest’angolo del South Dakota: Daniela era particolarmente su di giri in quanto al mattino preparando lo zaino vi avevamo aggiunto i teli ed i costumi da mare per una nuotata al Sylvan Lake all’interno del Custer State Park (www.custerstatepark.info)


Lasciata Rapid City, ci siamo concessi una breve sosta lungo la hwy 16 per dare un’occhiata a Fort Hays ( altra location di Balla coi Lupi) per poi puntare direttamente i needles delle Black Hills. Ai bordi della strada purtroppo c’erano un sacco di cervi ed animali di piccola taglia tirati sotto dalle automobili durante la notte e la cosa ci ha lasciato un po’ di amarezza: superata l’uscita per Mount Rushmore, abbiamo proseguito fino all’incrocio in cui si gira a sinistra per intraprendere la Needles Hwy. Questa scenic road si inerpica tra foreste di pino, guglie di granito, tornanti, e tunnel strettissimi offrendoci degli overlook incredibili delle Black Hills; una volta superato il Sylvan Lake, dove saremmo ritornati nel pomeriggio, ci siamo ritrovati all’interno del Custer State Park che, come gli altri national parks americani, offre ai suoi visitatori panorami spettacolari e numerosissimi animali selvatici.
Con la nostra Nikon a portata di mano abbiamo iniziato la nostra visita dalla Wildlife Loop Road, un percorso lungo 18 miglia che si insinua in un habitat completamente selvaggio. La famosa mandria di bisonti del parco pascola qui liberamente insieme a cervi, alci, coyote, cani della prateria e lo stranissimo Mountain Goat un caprone bianco che io avevo visto solo nei cartoons; all’interno di questa zona si trova anche un branco di ciuchi argentini (burros), che essendo molto mansueti sono facili da avvicinare. Verso la tarda mattinata abbiam fatto una piccola sosta al Peter Norbeck Visitor Center e dopo un ottimo gelato, abbiamo fatto ritorno verso il Sylvan Lake.



Questo lago che, a detta dei ranger del parco, è forse uno dei più belli del South Dakota, è situato alla base dell’ Harney Peak circondato da formazioni di granito rotondeggianti e da una foresta di pini ponderosa. A Sylvan Lake è possibile nuotare, pescare, andare in kayak o canoa, e per gli amanti della tintarella c’è pure un ottimo posto dove prendere il sole in estate. Dopo aver pranzato, ci siamo incamminati lungo il Sylvan Lake Shore Trail e dopo aver trovato un angolino isolato, ci siamo fermati a riposare. Io e Daniela non abbiamo saputo resistere al richiamo dell’acqua, e devo ammettere che una volta sentita la sua temperatura, il mio entusiasmo era gia calato di molto …



Siamo rimasti li tutto il pomeriggio, quindi verso l’ora di cena, partenza per Deadwood , cittadina storica dove fu assassinato con uno sparo alla schiena mentre giocava a poker, il temibile pistolero Wild Bill Hickok.
Parcheggiata la macchina, ci siamo buttati lungo la Main Street, curiosando tra gli innumerevoli saloon/casino della cittadina; tra questi il Midnight Star Casino che Kevin Costner decise di acquistare dopo il periodo passato nelle Black Hills per le riprese di Balla coi Lupi.
Inoltre essendo rimasto affascinato dai paesaggi e dalla cultura dei Nativi, l’attore decise di investire soldi ed energie nel progetto del Tatanka Center finendolo di realizzare nel giugno del 2003. Tatanka, cioè la storia del bisonte, è un’attrattiva realizzata sulla hwy 85 a sud di Deadwood, in un’area molto estesa che comprende un visitor center, aree di ristoro, un teatro ed una scultura in bronzo che raffigura 14 bisonti inseguiti sul crinale di un dirupo da 3 guerrieri Lakota durante una battuta di caccia. L’intento di Kevin Costner nel realizzare questo progetto, era quello di sensibilizzare maggiormente i visitatori delle Black Hills in modo da dare un giusto tributo alla cultura Lakota ed ai bisonti allo stato brado. Inutile dirvi che Balla coi Lupi ha influenzato moltissimo anche il sottoscritto, ma vi posso assicurare che una volta visitati questi posti, e toccato con mano la spiritualità dei Nativi, non ve ne potrete dimenticare. A sera inoltrata quindi tutti in carrozza in direzione Sturgis, cittadina che oltre ad ospitare noi al Days Inn Motel, ospitava il raduna annuale delle Harley Davidson. Alla prossima.
Falco.

mercoledì 22 luglio 2009

Black Hills - Mount Rushmore National Monument - Crazy Horse Memorial - Custer State Park - Wind Cave N.P. - Jewel Cave N.M.


Il South Dakota è davvero uno stato affascinante: per chi come me è cresciuto con il mito degli indiani delle praterie e della cavalleria americana, la stupenda giornata di ieri passata alle Badlands, non ha fatto altro che accrescere nei suoi confronti, la curiosità mia e delle mie “ragazze”.
Lasciata Wall e raggiunta Rapid City, mezzora dopo eravamo gia lungo la U.S.16 in direzione Mount Rushmore nel bel mezzo delle Black Hills: a dire il vero, il nostro programma originale prevedeva prima una visita al mitico Cisco, il cavallo del tenente Dunbar nel film Balla Coi Lupi, ma una volta saputo della sua morte, abbiamo rinunciato a raggiungere la cittadina 1880 Town sulla I-90.
Le Black Hills, chiamate Paha Sapa dai Sioux Lakota, erano un luogo sacro per i Nativi che vi si ritiravano in cerca di indicazioni da parte del Grande Spirito: purtroppo la scoperta di giacimenti auriferi su queste colline, causò una serie di conseguenze che costrinsero i Sioux ad abbandonare le loro terre.


Questa regione offre scorci paesaggistici molto affascinanti, potendo contare su colline di granito ricoperte di boschi e sui canyon più belli di tutto lo stato: tra tutti .. lo Spearfish Canyon nella cui valle scorre lo Spearfish Creek, che si insinua in una gola stretta, costellata di cascate (qui Kevin Costner girò le scene finali del film Balla Coi Lupi). Oggi le Black Hills conservano alcuni dei simboli della storia americana, quali Mount Rushmore, il Crazy Horse Memorial, gli splendidi Custer State Park, Wind Cave e Jewel Cave National Monument, e la storica cittadina western di Deadwood.


L’impatto con il Mount Rushmore National Memorial (www.nps.gov/moru) è stato veramente adrenalinico, sia per la sua imponenza, sia per ciò che esso rappresenta per gli Stati Uniti. Questa gigantesca scultura che raffigura i presidenti Washington, Jefferson, Lincoln e Roosevelt, è stata completata nel 1941 dopo 14 anni di lavoro: la visita del Memorial (che non porta via più di 2-3 ore) inizia dall’uscita del sottopassaggio che dal parcheggio porta al vialetto con le bandiere degli stati americani ed i presidenti sullo sfondo. L’organizzazione, come da tradizione è perfetta, e lo dimostra il fatto che il trail che sale fin sotto i presidenti è accessibile fin quasi alla fine anche per i disabili. Nel Memorial poi si può accedere al Lincoln Borglum Museum in cui è possibile documentarsi sulla storia dei lavori della scultura e girovagare all’interno del gift shop che è sicuramente il più completo che io abbia mai visto negli States.


Da Mount Rushmore poi ci siamo spostati al Crazy Horse Memorial (www.crazyhorsememorial.org) simbolo di tutta la Nazione Sioux: all’entrata non ci è possibile utilizzare il nostro national park pass e ci vengono richiesti 20 $ che scopriremo in seguito destinati al finanziamento dell’intera struttura del Memorial. La statua del grande guerriero Crazy Horse è ancora incompleta, lontana dalla perfezione del Mount Rushmore ed i Nativi hanno rifiutato più volte l’aiuto da parte del governo americano. Per ora è stato completato solo il volto ma quando sarà finita diventerà la scultura più grande del mondo.



All’interno del Visitor Center le attrazioni non mancano: c’è una sala di proiezione nella quale viene proiettato il filmato sulla storia, lo scopo ed il progetto del Crazy Horse Memorial e dello scultore Korczak , inoltre vi è possibile ammirare un sacco di oggetti, armi, accessori, quadri e manufatti rappresentanti la nazione Sioux. Dopo esserci riposati e rifocillati per bene, ci siamo rimessi in macchina per raggiungere prima Wind Cave N.P.(www.nps.gov/wica) e poi Jewel Cave N.M.(www.nps.gov/jeca) . Percorrendo verso sud la hwy 87 ci concediamo un primo assaggio del Custer State Park (www.sdgfp.info/Parks/Regions/Custer), e durante il tragitto ci troviamo in mezzo alla carreggiata un bisonte che con molta calma si accingeva a scendere a valle.


Arrivati al Wind Cave N.P. ci rechiamo subito al visitor center. Questo parco vanta la sesta caverna di arenaria al mondo per lunghezza; è una sorta di labirinto sotterraneo a cui è possibile accedere con delle visite guidate, ma visto che Daniela non gradiva molto scendere al buio io e Roberta decidiamo di concentrarci sulla parte “all’aria aperta” del parco. Dopo aver fatto un po’ di hike lungo il Rankin Ridge Trail ed aver avvistato parecchia wildlife locale siamo risaliti in macchina in direzione Jewel Cave N.M.
Anche questo National Monument ha come pezzo forte le formazioni rocciose che si trovano nelle grotte sotterranee ma al contrario del Wind Cave, non ha una parte in superfice altrettanto vasta. Quindi dopo un’altra breve hike nei pressi del visitor center, decidiamo di rientrare verso Rapid City, nostra meta per la notte, e lungo la strada decidiamo di fermarci alla Flintstones Badrock City: vi lascio immaginare la felicità di Daniela, che solo con la chiusura del parco si è fatta convincere ad andare via.


A questo punto stanchi ma soddisfatti abbiamo puntato diritti verso il nostro motel di Rapid City. Percorrendo la Iron Mountain Road, in mezzo a tutte quelle foreste ed ai needles ci siamo chiesti quanto deve essere stato doloroso per i Lakota Sioux dover abbandonare le loro terre: lungo il tragitto un paio di scorci di Mount Rushmore e la solita incredibile wildlife.
Hi
Falco.

domenica 19 luglio 2009

Yellowstone National Park - Hayden Valley - Mud Volcano - Yellowstone Lake - West Thumb Geyser Basin


Dopo una settimana passata a Yellowstone, eravamo giunti al nostro ultimo giorno in questo splendido parco, ma questo sarebbe stato solo un arrivederci in quanto il nostro programma di viaggio ci avrebbe riportati qui per un paio di giorni in concomitanza del compleanno di Daniela.
Per non perdere tempo siamo partiti da Mammoth Hot Springs senza effettuare alcuna sosta fino al Canyon Village. Dopo un rapido pit stop, ci siam diretti alla volta della Hayden Valley e di Mud Volcano.
Descrivere il senso di libertà che si prova visitando questi posti è abbastanza facile, basta scrutare l’orizzonte per scorgere mandrie di bisonti e gruppi di cervi che si abbeverano lungo le rive dello Yellowstone River. Ovunque si riesce a scorgere la forza di madre natura e prova ne sono i nuovi abeti che stanno rinfoltendo le foreste dopo l’incendio di enormi proporzioni che nel 1988 aveva attaccato Yellowstone in 4 punti diversi del parco.
Dopo qualche foto a Sulphur Caldron, siamo arrivati al parcheggio di Mud Volcano: questa zona, caratterizzata dal forte odore di uova marce dovuto dai gas di idrogeno solforato e da un paesaggio bizzarro costituito da piscine di acqua fangosa e colline cosparse di alberi rinsecchiti dal vapore, neanche a dirlo ci è piaciuta veramente tanto.



Il percorso di questo trail lungo più o meno un miglio, è molto piacevole, perché oltre ad apprezzare i fenomeni geotermici, man mano che si sale lungo la collina, ti offre un bel panorama della valle sottostante e neanche a dirlo molta della wildlife locale.
Il sopraggiungere delle prime gocce di pioggia ci induce a lasciare il Black Dragon’s Caldron in cima alla collina per ritornare alla nostra auto e cambiati gli abiti di Daniela, abbiamo puntato il Lake Village. Sosta e pranzo con la solita formula collaudata, nei pressi dell’area picnic vicino al General Store; quindi dopo un po’ di shopping ed una piacevole conversazione con una signora di origini italiane ci siamo ributtati sulle sponde di Lake Yellowstone, il lago ad alta quota più largo di tutto il Nord America.



Giunti a West Thumb Geyser Basin il sole è ritornato risplendere, così con gran gioia ci siamo riversati sulle passerelle di legno che si insinuano attraverso il central basin: molto carina anche la Historic Ranger Station costruita nel 1925 uno degli ultimi avamposti originali rimasti, utilizzata in estate come libreria e centro informazioni per i turisti.


Finito il percorso con Fishing Cone, Big Cone ed Abyss Pool, su suggerimento di Daniela accolto con entusiasmo da me e la Robi, ci siamo spostati al Grant Village per un super gelato ed un po’ di relax.



Con calma nel tardo pomeriggio ci siamo rimessi in moto verso il nostro lodge a Mammoth; il tragitto, caratterizzato da continui cambi di tempo, è stato un flash back delle cose più belle viste in questa nostra settimana passata a Yellowstone, ed il pensiero che saremmo ritornati da questa parti tra una decina di giorni ci ha rasserenati non di poco. Con un paio di soste a sera inoltrata ci siamo ritirati nella nostra cabin, la mia mente stava gia volando con la fantasia alla tappa dell’indomani .. Little Bighorn Battlefield National Monument , G.A. Custer, Montana … altro sogno della mia infanzia che si stava realizzando.
Hi
Falco

sabato 18 luglio 2009

Yellowstone National Park - Grand Canyon of the Yellowstone - Lamar Valley


Svegliarsi presto al mattino durante le vacanze non è mai stato un problema per noi soprattutto perché senza le distrazioni della civiltà moderna, le giornate dentro i parchi nascono e finiscono con il sorgere ed il calar del sole. La nostra western cabin poi si trova nella zona di Beaver Meadows, immersa nella foresta del north rim del Grand Canyon of the Yellowstone, ed è molto facile che fin dalle prime ore del mattino siano i rumori della wildlife locale a darti lo stimolo per alzarti.
Usciti quindi dalla nostra cabin, e salutato affettuosamente tatanka nostro “vicino di stanza”, ci siamo diretti al parcheggio del Wapiti Lake Trailhead: da li ci siamo incamminati lungo il sentiero che costeggia il south rim percorrendolo tutto fino ad Artist Point.


A metà strada, ancora incredulo per la notizia della chiusura dell’Uncle Tom’s Trail del giorno prima, decido di percorrerne un pezzetto per vedere con i miei occhi l’ammontare dei danni causati dalle frane, ma purtroppo la mia curiosità viene quasi subito stoppata. Percorrere questi sentieri al mattino presto o verso tardo pomeriggio, è una cosa che consiglio vivamente, in quanto non si incontrano lungo il tragitto tutti i turisti che invece si concentrano nel mezzo della giornata, e questo ti permette di godere al meglio della vista del canyon e dei suoni della natura.
Lasciata la Canyon Area ci siamo quindi diretti verso nord in direzione Lamar Valley, zona del parco nota oltre che per l’enorme numero di wildlife , anche per la presenza dello Yellowstone Association Institute, a cui vanno i meriti del reinserimento dei lupi nel parco. Arrivati verso l’ora di pranzo nella zona del Roosevelt Lodge con gran piacere di Daniela, ci siamo fermati in una picnic area: la zona pullulava di bisonti, ed io e Roberta ci siamo chiesti com’è stato possibile in passato, che l’uomo sia quasi arrivato allo sterminio di questi stupendi animali.



Tra una sosta e l’altra, ci siamo concessi un po’ di hike, soprattutto lungo il Soda Butte Creek. Questo torrente incastonato in mezzo alla Lamar Valley è un vero e proprio paradiso per gli amanti della pesca, e rappresenta una fonte di ristoro non indifferente per tutti gli animali della zona. Proprio in quest’area infatti, all’altezza dell’affluente Pebble Creek con nostro grande stupore, ci siamo trovati davanti uno splendido esemplare di Black Bear che visto il sopraggiungere di altre persone, se l’è data a gambe dirigendosi verso la foresta.



Devo dire che questa parte del parco così selvaggia ci è piaciuta moltissimo, e se avessimo avuto ancora del tempo a disposizione ci saremmo sicuramente fatti uno dei tanti trail che la percorrono.
Rientrati a Mammoth Hot Springs e preso possesso della nostra pioneer cabin, ci restava ancora la voglia di muoverci così vista la vicinanza con Gardiner , ci siamo diretti in questa gateway town alla ricerca di una pizzeria: alle sue porte la North Entrance con l’arco del presidente Roosevelt su cui spicca ben visibile la scritta voluta da lui … “FOR THE BENEFIT AND ENJOYMENT OF THE PEOPLE”.
See you soon
Falco



mercoledì 15 luglio 2009

Yellowstone National Park - Midway and Lower Geyser Basin


Ragazzi, fare colazione con davanti agli occhi l’Old Faithful è un modo veramente speciale di iniziare la giornata. In più a farci compagnia alla cafeteria dell’omonimo Lodge & Cabins un simpaticissimo squirrel, che neanche a dirlo era molto interessato al muffin di Daniela.
Finita colazione, ci siamo mossi verso le nostre prime tappe di giornata, le zone Midway e Lower Geyser Basin. Gioiello incontrastato di queste zone è sicuramente la Grand Prismatic Spring; il nostro obiettivo, oltre a visitare quest’area percorrendo le passerelle di legno in mezzo ai geyser ed alle pool, era di fotografarla nel pomeriggio (con il sole a favore!) dall’alto, salendo sulle collinette poste alle sue spalle.
Verso le 11.30 visto la gran giornata di sole, decidiamo di ritornare indietro per scattare ancora qualche foto alla Morning Glory.


Lasciata la macchina al parcheggio del Black Sand Basin, ci siamo messi in marcia lungo il sentiero che porta al Riverside Geyser, e proprio vicino alla Black Sand Pool un cucciolo di bisonte si godeva la prateria sorvegliato dal suo gruppo.
Nel primo pomeriggio quindi ci siamo recati al parcheggio da dove parte il trail per le Fairy Falls. Presi zaino e macchina fotografica, abbiamo attraversato il ponte che attraversa il Firehole River, seguendo il sentiero che costeggia sulla destra il Midway Geyser Basin e dopo circa un km abbiamo individuato la collinetta su cui arrampicarci.


Una volta arrivati in cima lo spettacolo che ti si presenta davanti è veramente entusiasmante; il color turchese della Grand Prismatic è intensissimo e credo di poter dire che anche il più imbranato dei fotografi riuscirebbe a ricavarne la foto dell’anno.
Ritornati indietro optiamo per una sosta in riva al Firehole River; con i piedoni in acqua scorgiamo un paio di elk distesi sull’altra sponda del fiume e dopo esserci riposati per bene decidiamo che la voglia di hike è ancora tanta, per cui dopo esserci infilati nelle passerelle di Biscuit Basin abbiamo intrapreso il Mystic Falls Trail posto alle spalle dell’Avoca Spring.


Questo sentiero per chi ne ha voglia porta fino alla junction con il Fairy Creek trail, ma noi per non strapazzare Daniela, che si stava divertendo tantissimo nell’avvistare con il binocolo gli animali, ci siamo fermati alle cascate. Tra l’andare e tornare in tutto 4 km in mezzo a foreste di pini di tutte le misure, con il solo rumore delle natura. Per finire la giornata, cena tanto per cambiare al nostro mitico lodge e visita ad un’altra icona del parco di Yellowstone, l’ Old Faithfull Inn.
Questo magnifico lodge, costruito dall’architetto Robert Reamer, fu aperto al pubblico nei primi del ‘900 vicino all’omonimo geyser. Appena entrati si viene catturati dal calore della sua lobby, e dall’enorme camino in pietra che sale fino in cima all’altissimo tetto. Alzando gli occhi poi, non puoi che ammirare le balconate che si affacciano sulla hall che a me personalmente hanno dato la sensazione di casette costruite sugli alberi.


Ormai era ora di andare a dormire non prima però di aver fatto felici i bambini (io e Daniela) con un gelato: l’indomani ci saremmo spinti a nord per raggiungere Mammoth Hot Springs … ma questa è un’altra storia.
Hi guys
Massimo