giovedì 23 luglio 2009

Custer State Park


“Along with the Black Hills scenery and national parks, you will find a surprising array of fun visitor attractions that you and your kids will enjoy together.”
Queste tre righe scritte sulla nostra area map ci preannunciavano un’altra giornata in quest’angolo del South Dakota: Daniela era particolarmente su di giri in quanto al mattino preparando lo zaino vi avevamo aggiunto i teli ed i costumi da mare per una nuotata al Sylvan Lake all’interno del Custer State Park (www.custerstatepark.info)


Lasciata Rapid City, ci siamo concessi una breve sosta lungo la hwy 16 per dare un’occhiata a Fort Hays ( altra location di Balla coi Lupi) per poi puntare direttamente i needles delle Black Hills. Ai bordi della strada purtroppo c’erano un sacco di cervi ed animali di piccola taglia tirati sotto dalle automobili durante la notte e la cosa ci ha lasciato un po’ di amarezza: superata l’uscita per Mount Rushmore, abbiamo proseguito fino all’incrocio in cui si gira a sinistra per intraprendere la Needles Hwy. Questa scenic road si inerpica tra foreste di pino, guglie di granito, tornanti, e tunnel strettissimi offrendoci degli overlook incredibili delle Black Hills; una volta superato il Sylvan Lake, dove saremmo ritornati nel pomeriggio, ci siamo ritrovati all’interno del Custer State Park che, come gli altri national parks americani, offre ai suoi visitatori panorami spettacolari e numerosissimi animali selvatici.
Con la nostra Nikon a portata di mano abbiamo iniziato la nostra visita dalla Wildlife Loop Road, un percorso lungo 18 miglia che si insinua in un habitat completamente selvaggio. La famosa mandria di bisonti del parco pascola qui liberamente insieme a cervi, alci, coyote, cani della prateria e lo stranissimo Mountain Goat un caprone bianco che io avevo visto solo nei cartoons; all’interno di questa zona si trova anche un branco di ciuchi argentini (burros), che essendo molto mansueti sono facili da avvicinare. Verso la tarda mattinata abbiam fatto una piccola sosta al Peter Norbeck Visitor Center e dopo un ottimo gelato, abbiamo fatto ritorno verso il Sylvan Lake.



Questo lago che, a detta dei ranger del parco, è forse uno dei più belli del South Dakota, è situato alla base dell’ Harney Peak circondato da formazioni di granito rotondeggianti e da una foresta di pini ponderosa. A Sylvan Lake è possibile nuotare, pescare, andare in kayak o canoa, e per gli amanti della tintarella c’è pure un ottimo posto dove prendere il sole in estate. Dopo aver pranzato, ci siamo incamminati lungo il Sylvan Lake Shore Trail e dopo aver trovato un angolino isolato, ci siamo fermati a riposare. Io e Daniela non abbiamo saputo resistere al richiamo dell’acqua, e devo ammettere che una volta sentita la sua temperatura, il mio entusiasmo era gia calato di molto …



Siamo rimasti li tutto il pomeriggio, quindi verso l’ora di cena, partenza per Deadwood , cittadina storica dove fu assassinato con uno sparo alla schiena mentre giocava a poker, il temibile pistolero Wild Bill Hickok.
Parcheggiata la macchina, ci siamo buttati lungo la Main Street, curiosando tra gli innumerevoli saloon/casino della cittadina; tra questi il Midnight Star Casino che Kevin Costner decise di acquistare dopo il periodo passato nelle Black Hills per le riprese di Balla coi Lupi.
Inoltre essendo rimasto affascinato dai paesaggi e dalla cultura dei Nativi, l’attore decise di investire soldi ed energie nel progetto del Tatanka Center finendolo di realizzare nel giugno del 2003. Tatanka, cioè la storia del bisonte, è un’attrattiva realizzata sulla hwy 85 a sud di Deadwood, in un’area molto estesa che comprende un visitor center, aree di ristoro, un teatro ed una scultura in bronzo che raffigura 14 bisonti inseguiti sul crinale di un dirupo da 3 guerrieri Lakota durante una battuta di caccia. L’intento di Kevin Costner nel realizzare questo progetto, era quello di sensibilizzare maggiormente i visitatori delle Black Hills in modo da dare un giusto tributo alla cultura Lakota ed ai bisonti allo stato brado. Inutile dirvi che Balla coi Lupi ha influenzato moltissimo anche il sottoscritto, ma vi posso assicurare che una volta visitati questi posti, e toccato con mano la spiritualità dei Nativi, non ve ne potrete dimenticare. A sera inoltrata quindi tutti in carrozza in direzione Sturgis, cittadina che oltre ad ospitare noi al Days Inn Motel, ospitava il raduna annuale delle Harley Davidson. Alla prossima.
Falco.

mercoledì 22 luglio 2009

Black Hills - Mount Rushmore National Monument - Crazy Horse Memorial - Custer State Park - Wind Cave N.P. - Jewel Cave N.M.


Il South Dakota è davvero uno stato affascinante: per chi come me è cresciuto con il mito degli indiani delle praterie e della cavalleria americana, la stupenda giornata di ieri passata alle Badlands, non ha fatto altro che accrescere nei suoi confronti, la curiosità mia e delle mie “ragazze”.
Lasciata Wall e raggiunta Rapid City, mezzora dopo eravamo gia lungo la U.S.16 in direzione Mount Rushmore nel bel mezzo delle Black Hills: a dire il vero, il nostro programma originale prevedeva prima una visita al mitico Cisco, il cavallo del tenente Dunbar nel film Balla Coi Lupi, ma una volta saputo della sua morte, abbiamo rinunciato a raggiungere la cittadina 1880 Town sulla I-90.
Le Black Hills, chiamate Paha Sapa dai Sioux Lakota, erano un luogo sacro per i Nativi che vi si ritiravano in cerca di indicazioni da parte del Grande Spirito: purtroppo la scoperta di giacimenti auriferi su queste colline, causò una serie di conseguenze che costrinsero i Sioux ad abbandonare le loro terre.


Questa regione offre scorci paesaggistici molto affascinanti, potendo contare su colline di granito ricoperte di boschi e sui canyon più belli di tutto lo stato: tra tutti .. lo Spearfish Canyon nella cui valle scorre lo Spearfish Creek, che si insinua in una gola stretta, costellata di cascate (qui Kevin Costner girò le scene finali del film Balla Coi Lupi). Oggi le Black Hills conservano alcuni dei simboli della storia americana, quali Mount Rushmore, il Crazy Horse Memorial, gli splendidi Custer State Park, Wind Cave e Jewel Cave National Monument, e la storica cittadina western di Deadwood.


L’impatto con il Mount Rushmore National Memorial (www.nps.gov/moru) è stato veramente adrenalinico, sia per la sua imponenza, sia per ciò che esso rappresenta per gli Stati Uniti. Questa gigantesca scultura che raffigura i presidenti Washington, Jefferson, Lincoln e Roosevelt, è stata completata nel 1941 dopo 14 anni di lavoro: la visita del Memorial (che non porta via più di 2-3 ore) inizia dall’uscita del sottopassaggio che dal parcheggio porta al vialetto con le bandiere degli stati americani ed i presidenti sullo sfondo. L’organizzazione, come da tradizione è perfetta, e lo dimostra il fatto che il trail che sale fin sotto i presidenti è accessibile fin quasi alla fine anche per i disabili. Nel Memorial poi si può accedere al Lincoln Borglum Museum in cui è possibile documentarsi sulla storia dei lavori della scultura e girovagare all’interno del gift shop che è sicuramente il più completo che io abbia mai visto negli States.


Da Mount Rushmore poi ci siamo spostati al Crazy Horse Memorial (www.crazyhorsememorial.org) simbolo di tutta la Nazione Sioux: all’entrata non ci è possibile utilizzare il nostro national park pass e ci vengono richiesti 20 $ che scopriremo in seguito destinati al finanziamento dell’intera struttura del Memorial. La statua del grande guerriero Crazy Horse è ancora incompleta, lontana dalla perfezione del Mount Rushmore ed i Nativi hanno rifiutato più volte l’aiuto da parte del governo americano. Per ora è stato completato solo il volto ma quando sarà finita diventerà la scultura più grande del mondo.



All’interno del Visitor Center le attrazioni non mancano: c’è una sala di proiezione nella quale viene proiettato il filmato sulla storia, lo scopo ed il progetto del Crazy Horse Memorial e dello scultore Korczak , inoltre vi è possibile ammirare un sacco di oggetti, armi, accessori, quadri e manufatti rappresentanti la nazione Sioux. Dopo esserci riposati e rifocillati per bene, ci siamo rimessi in macchina per raggiungere prima Wind Cave N.P.(www.nps.gov/wica) e poi Jewel Cave N.M.(www.nps.gov/jeca) . Percorrendo verso sud la hwy 87 ci concediamo un primo assaggio del Custer State Park (www.sdgfp.info/Parks/Regions/Custer), e durante il tragitto ci troviamo in mezzo alla carreggiata un bisonte che con molta calma si accingeva a scendere a valle.


Arrivati al Wind Cave N.P. ci rechiamo subito al visitor center. Questo parco vanta la sesta caverna di arenaria al mondo per lunghezza; è una sorta di labirinto sotterraneo a cui è possibile accedere con delle visite guidate, ma visto che Daniela non gradiva molto scendere al buio io e Roberta decidiamo di concentrarci sulla parte “all’aria aperta” del parco. Dopo aver fatto un po’ di hike lungo il Rankin Ridge Trail ed aver avvistato parecchia wildlife locale siamo risaliti in macchina in direzione Jewel Cave N.M.
Anche questo National Monument ha come pezzo forte le formazioni rocciose che si trovano nelle grotte sotterranee ma al contrario del Wind Cave, non ha una parte in superfice altrettanto vasta. Quindi dopo un’altra breve hike nei pressi del visitor center, decidiamo di rientrare verso Rapid City, nostra meta per la notte, e lungo la strada decidiamo di fermarci alla Flintstones Badrock City: vi lascio immaginare la felicità di Daniela, che solo con la chiusura del parco si è fatta convincere ad andare via.


A questo punto stanchi ma soddisfatti abbiamo puntato diritti verso il nostro motel di Rapid City. Percorrendo la Iron Mountain Road, in mezzo a tutte quelle foreste ed ai needles ci siamo chiesti quanto deve essere stato doloroso per i Lakota Sioux dover abbandonare le loro terre: lungo il tragitto un paio di scorci di Mount Rushmore e la solita incredibile wildlife.
Hi
Falco.

martedì 21 luglio 2009

Badlands National Park


Le Badlands N.P. del South Dakota (www.nps.gov/badl) sono state senza dubbio la vera grande sorpresa del nostro viaggio on the road: la nostra curiosità per le bellezze di questo stato e la voglia di ripercorre le tracce dei luoghi dove furono girate le riprese del film Balla Coi Lupi sono state pienamente soddisfatte, ma che queste formazioni rocciose con i loro pinnacoli fossero così spettacolari, questo proprio non ce lo aspettavamo.
Il paesaggio desolato delle Badlands ti lascia stupito in quanto non ti aspetti un ambiente così aspro ed arido dopo aver attraversato le praterie del South Dakota; esse si sono formate dai sedimenti di fango depositatisi qui dalle vicine Black Hills , che, nel corso di milioni di anni, sono stati scavati dal sole e dai venti formando i caratteristici pinnacoli e le colonne di roccia.
A sud delle Badlands poi si trova la Pine Ridge Indian Reservation, sede della tribù degli Oglala Sioux, seconda riserva per dimensioni dei Nativi Americani degli USA. La riserva si trova nei pressi del confine tra South Dakota e Nebraska e si estende fino ai calanchi del parco; gli Oglala ed il loro capo Nuvola Rossa vennero portati qui nel 1876 e nel dicembre del 1890, il settimo cavalleggeri dell’esercito massacrò circa 300 nativi a Wounded Knee a causa di una lunga serie di incomprensioni. Il Red Cloud Heritage Center, nel campus della omonima Indian School nei pressi di Pine Ridge, contiene la tomba di Nuvola Rossa.
Partiti prestissimo da Buffalo, alle dieci del mattino eravamo gia alla Pinnacles Entrance, entrata nord del parco: da qua vista l’ora abbiamo deciso di percorrere subito la Sage Creek Rim Road, una strada sterrata di circa 20 km che costeggia le formazioni rocciose delle Badlands. La sterrata attraversa la Sage Creek Wilderness Area all’interno della quale si può ammirare una mandria di bisonti, un sacco di cani della prateria ( da ammirare Roberts Prairie Dog Town), i simpaticissimi badger ma anche se si ha fortuna, aquile reali e falchi.



Arrivati al campeggio di Sage Creek, nei pressi di South Fork abbiamo deciso di ritornare sui nostri passi per dirigerci verso la vicina cittadina di Wall per la sosta pranzo: particolarmente interessante è il Wall Drug Store, un complesso di negozi e divertimenti a tema del selvaggio west. All’interno si possono trovare un sacco di chicche per gli amanti del genere; li ho scoperto un negozio che proponeva una intera area di soli stivali da cow boy e di speroni mentre Roberta ha lasciato anima e cuore in un negozio di articoli e manufatti risalenti agli anni ‘50-’60.


Dopo un ottimo “hamburger and french fries” ci dirigiamo al Ben Reifel Visitor Center a Cedar Pass: non vi dico la goduria nel passare dalla temperatura elevata del parco, a quella climatizzata del Visitor Center. Da li dopo aver consultato la mappa della Cedar Pass Area ci siamo diretti al parcheggio da dove partono le escursioni per i Door, Window e Castle Trail ma soprattutto per il tanto atteso (da me) Notch Trail.



Questo trail della lunghezza di 1,5 miglia, è caratterizzato dal fatto che per raggiungere l’overlook più spettacolare del sentiero, ti obbliga a salire su per una scala a pioli posta verticalmente lungo una parete, dal cui top poi riparte il percorso che prima costeggia e poi attraversa i pinnacoli delle Badlands fino al punto in cui si apre la splendida veduta delle Badlands e praterie sottostanti.


Ritornati indietro ci spostiamo prima verso il Window Trail ( una semplice passeggiata) per poi indirizzarci lungo il The Door Trail: all’inizio la passerella di legno ti porta fino ad una terrazza da dove è possibile ammirare le formazioni rocciose circostanti, poi una volta scesi sul sentiero sterrato è possibile immergersi nelle zone più aspre ed inaccessibili nelle quali ti rendi veramente conto del motivo per cui gli Indiani avevano nominato così questo parco. Nel ritornare sui nostri passi, ad un certo punto sentiamo un rumore molto forte di sonaglio, e dopo un paio di secondi la mia mente elabora una sola cosa …RATTLE SNAKE ! Ad una quindicina di metri sulla nostra destra, un serpente a sonagli si stava godendo il sole sopra una roccia, controllando furtivamente di non essere disturbato.



Finito di percorrere anche questo trail, ci siamo riversati sull’ultimo sentiero che avevamo selezionato, il Castle Trail, ma dopo aver percorso un poca di strada, e vista la sua lunghezza, abbiamo deciso di ritornare indietro per non affaticare troppo Daniela che fino a quel momento si era stata veramente molto brava. Finalmente al calar del sole, potevamo percorrere a ritroso la Badlands Loop Road, in modo da cogliere con la nostra Nikon i colori meravigliosi che i numerosi overlook del parco ci offrivano in continuazione: come suggeritoci dai rangers del Ben Reifel Visitor Center, ci siamo congedati dal parco al Pinnacle Overlook;


devo dire che le ultime foto a Daniela, con le Badlands sullo sfondo, mi hanno fatto venire il magone e soprattutto crescere la consapevolezza che le Badlans ci erano entrate nel cuore.
Mitakuye Oyasin!
Falco.

lunedì 20 luglio 2009

Little Bighorn Battlefield National Monument


Il 25 giugno 1876 il 7° Cavalleggeri, comandato dal generale George Armstrong Custer, attaccò un grande villaggio Lakota Sioux e Cheyenne situato nelle vicinanze del fiume Little Big Horn. Sulle sue sponde era accampato il più grande villaggio indiano mai visto sino a quel momento e lì gran parte del reggimento di Custer fu completamente distrutto. Questa vittoria per i Lakota e gli Cheyenne guidati da Toro Seduto, rappresentò il canto del cigno, l’ultima grande vittoria sull’esercito americano. Meno di un anno dopo, infatti la grande coalizione delle tribù indiane, che aveva permesso la vittoria del Little Big Horn si era dissolta, i capi principali uccisi,in esilio o prigionieri.
Questo e tanto altro ancora mi frullava nella mente durante il tragitto dallo Yellowstone N.P. alla Crow Agency in Montana: tutte quelle nozioni che avevo appreso dalla mia infanzia in poi leggendo libri e riviste, volevano uscire dalla mia immaginazione per trovare riscontro visivo sul campo di battaglia. Attorno alle 11.30 del mattino siamo arrivati al Little Bighorn Battlefield National Monument così, visto l’ora ed il caldo, dopo il solito picnic abbiamo incominciato la nostra visita dal Visitor Center. Al suo interno si trova il museo che oltre ad esporre armi, oggetti, vestiti e reperti recuperati sul campo di battaglia, mette a disposizione dei visitatori mostre sul generale Custer, e sulla vita degli Indiani delle Pianure.



Dal Visitor Center poi partono le 5 miglia di percorso che collegano i due distinti campi di battaglia, quello di Custer e quello di Reno e Banteen. Devo dire che trovarmi alla “Last Stand Hill” è stato molto emozionante, ho cercato di immaginarmi gli scenari della battaglia, la posizione del grande villaggio indiano a valle e di cogliere con gli occhi eventuali vie di fuga, ma tutti i ragionamenti mi hanno portato alla conclusione che il generale Custer è stato veramente un pazzo a cacciare se ed i suoi soldati in quella trappola mortale.
Dalla Last Stand Hill ci siamo poi spostati verso la Calhoun Hill per arrivare poi sulla collina della Reno – Banteen Battlefield: sotto i miei occhi la valle ed il boschetto della prima fase dell’attacco di Reno al villaggio indiano ed il guado del fiume Bighorn attraverso il quale il maggiore ha condotto i suoi soldati alla ritirata.



Dopo aver percorso il sentiero del sito difensivo di Reno e Banteen siamo ritornati sui nostri passi parcheggiando di nuovo la nostra auto nei pressi della lapide ai caduti e da li ci siamo incamminati lungo il sentiero sterrato che scende verso la vallata; lungo il cammino diverse lapidi sparse con la scritta “soldato del 7° Cavalleria” che stanno ad indicare i cadaveri non identificati a causa delle mutilazioni subite dagli indiani.



Purtroppo per noi il sentiero si ferma all’inizio di un dirupo da dove inizia poi il canalone Deep Ravine, uno dei corridoi attraverso i quali Custer pensava di arrivare fino al fiume Little Bighorn per attaccare l’accampamento.
L’amarezza per non essere potuti scendere fino al fiume è stata veramente tanta, ma ne è valsa veramente la pena: stanchi ma soddisfatti, dopo una gran coca-cola ghiacciata al Visitor Center, .. ci siamo rimessi in viaggio in direzione Buffalo.


Arrivati con largo anticipo sul nostro programma di marcia, ci siamo subito impossessati della nostra camera al Motel 6, e dopo una graditissima doccia ci siamo recati in città. La cena al Pizza Hut è stata forse una delle migliori in assoluto, sia per la qualità della pizza, sia per la gentilezza e la loquacità della cameriera: “di una cosa potete star sicuri” ci aveva detto, “state per visitare le Badlands e le Black Hills ovvero tutto il meglio della cultura Lakota" …
Enjoy South Dakota
Falco.

domenica 19 luglio 2009

Yellowstone National Park - Hayden Valley - Mud Volcano - Yellowstone Lake - West Thumb Geyser Basin


Dopo una settimana passata a Yellowstone, eravamo giunti al nostro ultimo giorno in questo splendido parco, ma questo sarebbe stato solo un arrivederci in quanto il nostro programma di viaggio ci avrebbe riportati qui per un paio di giorni in concomitanza del compleanno di Daniela.
Per non perdere tempo siamo partiti da Mammoth Hot Springs senza effettuare alcuna sosta fino al Canyon Village. Dopo un rapido pit stop, ci siam diretti alla volta della Hayden Valley e di Mud Volcano.
Descrivere il senso di libertà che si prova visitando questi posti è abbastanza facile, basta scrutare l’orizzonte per scorgere mandrie di bisonti e gruppi di cervi che si abbeverano lungo le rive dello Yellowstone River. Ovunque si riesce a scorgere la forza di madre natura e prova ne sono i nuovi abeti che stanno rinfoltendo le foreste dopo l’incendio di enormi proporzioni che nel 1988 aveva attaccato Yellowstone in 4 punti diversi del parco.
Dopo qualche foto a Sulphur Caldron, siamo arrivati al parcheggio di Mud Volcano: questa zona, caratterizzata dal forte odore di uova marce dovuto dai gas di idrogeno solforato e da un paesaggio bizzarro costituito da piscine di acqua fangosa e colline cosparse di alberi rinsecchiti dal vapore, neanche a dirlo ci è piaciuta veramente tanto.



Il percorso di questo trail lungo più o meno un miglio, è molto piacevole, perché oltre ad apprezzare i fenomeni geotermici, man mano che si sale lungo la collina, ti offre un bel panorama della valle sottostante e neanche a dirlo molta della wildlife locale.
Il sopraggiungere delle prime gocce di pioggia ci induce a lasciare il Black Dragon’s Caldron in cima alla collina per ritornare alla nostra auto e cambiati gli abiti di Daniela, abbiamo puntato il Lake Village. Sosta e pranzo con la solita formula collaudata, nei pressi dell’area picnic vicino al General Store; quindi dopo un po’ di shopping ed una piacevole conversazione con una signora di origini italiane ci siamo ributtati sulle sponde di Lake Yellowstone, il lago ad alta quota più largo di tutto il Nord America.



Giunti a West Thumb Geyser Basin il sole è ritornato risplendere, così con gran gioia ci siamo riversati sulle passerelle di legno che si insinuano attraverso il central basin: molto carina anche la Historic Ranger Station costruita nel 1925 uno degli ultimi avamposti originali rimasti, utilizzata in estate come libreria e centro informazioni per i turisti.


Finito il percorso con Fishing Cone, Big Cone ed Abyss Pool, su suggerimento di Daniela accolto con entusiasmo da me e la Robi, ci siamo spostati al Grant Village per un super gelato ed un po’ di relax.



Con calma nel tardo pomeriggio ci siamo rimessi in moto verso il nostro lodge a Mammoth; il tragitto, caratterizzato da continui cambi di tempo, è stato un flash back delle cose più belle viste in questa nostra settimana passata a Yellowstone, ed il pensiero che saremmo ritornati da questa parti tra una decina di giorni ci ha rasserenati non di poco. Con un paio di soste a sera inoltrata ci siamo ritirati nella nostra cabin, la mia mente stava gia volando con la fantasia alla tappa dell’indomani .. Little Bighorn Battlefield National Monument , G.A. Custer, Montana … altro sogno della mia infanzia che si stava realizzando.
Hi
Falco

sabato 18 luglio 2009

Yellowstone National Park - Grand Canyon of the Yellowstone - Lamar Valley


Svegliarsi presto al mattino durante le vacanze non è mai stato un problema per noi soprattutto perché senza le distrazioni della civiltà moderna, le giornate dentro i parchi nascono e finiscono con il sorgere ed il calar del sole. La nostra western cabin poi si trova nella zona di Beaver Meadows, immersa nella foresta del north rim del Grand Canyon of the Yellowstone, ed è molto facile che fin dalle prime ore del mattino siano i rumori della wildlife locale a darti lo stimolo per alzarti.
Usciti quindi dalla nostra cabin, e salutato affettuosamente tatanka nostro “vicino di stanza”, ci siamo diretti al parcheggio del Wapiti Lake Trailhead: da li ci siamo incamminati lungo il sentiero che costeggia il south rim percorrendolo tutto fino ad Artist Point.


A metà strada, ancora incredulo per la notizia della chiusura dell’Uncle Tom’s Trail del giorno prima, decido di percorrerne un pezzetto per vedere con i miei occhi l’ammontare dei danni causati dalle frane, ma purtroppo la mia curiosità viene quasi subito stoppata. Percorrere questi sentieri al mattino presto o verso tardo pomeriggio, è una cosa che consiglio vivamente, in quanto non si incontrano lungo il tragitto tutti i turisti che invece si concentrano nel mezzo della giornata, e questo ti permette di godere al meglio della vista del canyon e dei suoni della natura.
Lasciata la Canyon Area ci siamo quindi diretti verso nord in direzione Lamar Valley, zona del parco nota oltre che per l’enorme numero di wildlife , anche per la presenza dello Yellowstone Association Institute, a cui vanno i meriti del reinserimento dei lupi nel parco. Arrivati verso l’ora di pranzo nella zona del Roosevelt Lodge con gran piacere di Daniela, ci siamo fermati in una picnic area: la zona pullulava di bisonti, ed io e Roberta ci siamo chiesti com’è stato possibile in passato, che l’uomo sia quasi arrivato allo sterminio di questi stupendi animali.



Tra una sosta e l’altra, ci siamo concessi un po’ di hike, soprattutto lungo il Soda Butte Creek. Questo torrente incastonato in mezzo alla Lamar Valley è un vero e proprio paradiso per gli amanti della pesca, e rappresenta una fonte di ristoro non indifferente per tutti gli animali della zona. Proprio in quest’area infatti, all’altezza dell’affluente Pebble Creek con nostro grande stupore, ci siamo trovati davanti uno splendido esemplare di Black Bear che visto il sopraggiungere di altre persone, se l’è data a gambe dirigendosi verso la foresta.



Devo dire che questa parte del parco così selvaggia ci è piaciuta moltissimo, e se avessimo avuto ancora del tempo a disposizione ci saremmo sicuramente fatti uno dei tanti trail che la percorrono.
Rientrati a Mammoth Hot Springs e preso possesso della nostra pioneer cabin, ci restava ancora la voglia di muoverci così vista la vicinanza con Gardiner , ci siamo diretti in questa gateway town alla ricerca di una pizzeria: alle sue porte la North Entrance con l’arco del presidente Roosevelt su cui spicca ben visibile la scritta voluta da lui … “FOR THE BENEFIT AND ENJOYMENT OF THE PEOPLE”.
See you soon
Falco



venerdì 17 luglio 2009

Yellowstone National Park - Tower-Roosevelt - Grand Canyon of the Yellowstone


Una delle cose imparate fin dai nostri primi giorni a Yellowstone, è che in qualsiasi momento ti si poteva presentare davanti agli occhi un animale della wildlife locale, motivo per cui bisognava sempre avere a portata di mano la nostra preziosissima nikon. Quello che non immaginavamo però, era di poter vedere mamma orso ed i suoi cuccioli a pochi passi da noi ….
Lasciato il General Store di Mammoth Hot Springs in direzione Tower-Roosevelt, ci siamo concessi quasi subito una sosta, perché la voglia di fare un po’ di hike e di vedere degli animali, era veramente tanta. Mentre ci incamminavamo lungo il trail per le Wraith Falls, io e Roberta ci chiedevamo se saremmo riusciti a vedere degli orsi durante la nostra vacanza, e la nostra curiosità, si scontrava allo stesso tempo con la preoccupazione di ritrovarseli di fronte, sebbene avessimo memorizzato tutti i consigli dei rangers.


Questo trail che porta ad una cascata di 100 piedi che si trova a breve distanza della Grand Loop Road, non è assolutamente impegnativo; all’inizio si attraversa un’area aperta piena di arbusti di salvia dove è facile incontrare cani della prateria e marmotte, quindi superato il ponticello del Lupine Creek si costeggia una foresta di abeti che ti accompagnano fino alla cascata. Durante il tragitto eravamo tutti e tre con gli occhi sgranati, visto che ci avevano detto che in questa zona, oltre che gli orsi, si potevano anche avvistare dei lupi, ma stavolta la sorte ci aveva dato buca.
Una volta rientrati alla macchina abbiamo proseguito verso Canyon Country, decidendo vista la gran voglia di wildlife, di lasciare la strada principale per percorrere la Blacktail Plateau Drive, una strada sterrata che passa attraverso le foreste e le montagne. Ma anche questa volta di orsi e lupi nessuna traccia. E’ difficile da spiegare, ma quel mattino avevo una convinzione interiore che a momenti avremmo visto qualcosa di eccezionale, motivo per cui, dopo aver immortalato il Petrified Tree, ci siamo incamminati sul sentiero che porta al Lost Lake. Proprio una settimana prima, in questa zona era stato avvistato un orso Grizzly! Questo trail, un loop di 4 km, porta ad un piccolo lago di montagna disperso nella foresta dietro il Roosevelt Lodge , ma noi una volta arrivati al lago, siamo ritornati sui nostri passi per non affaticare troppo Daniela.
Ormai era quasi ora di pranzo, ed avevamo deciso di fare una sosta allo Store di Tower Falls: ma ad un tratto ho notato una macchia nera che si muoveva in un prato alla mia sinistra: Black Bear!




Sceso con il cuore in gola dalla macchina, mi sono trovato di fronte mamma orso ed i suoi 2 cuccioli: è stato incredibile, avevamo desiderato tutta la mattina un incontro di questo genere, ed ora questa splendida famigliola era proprio davanti a noi. Nel giro di poco tempo purtroppo non eravamo più soli, e devo dire che mai come allora, ho desiderato vedere sparire tutte quelle persone.


Lasciati i nostri orsi, ci siamo limitati a fotografare Tower Fall dall’alto visto che il sentiero che porta alla sua base era chiuso, per poi proseguire verso il Grand Canyon Village. Arrivati al Visitor Center, purtroppo un ranger mi da la notizia che l’Uncle Tom’s Trail è chiuso a tempo indeterminato causa una grossa frana .. questa proprio non ci voleva.
Subito dopo aver preso possesso della nostra western cabin al Lodge, siamo ripartiti per il Chittenden Bridge, il ponte che separa il north rim dal south rim del Grand Canyon of the Yellowstone. Ragazzi, una meraviglia.


Descrivere la maestosità dello Yellowstone River, delle Upper e Lower Falls e del Grand Canyon stesso, mi è impossibile. Bisogna essere li a sentire il rumore delle rapide ed osservare la natura incontaminata che si ha di fronte per poter capire ..
Dopo esserci visti tutti i punti panoramici e percorso una parte del North Rim Trail, siamo ritornati al Canyon Lodge per la cena: lasciata la cafeteria e dopo esserci concessi un ottimo gelato, ci siamo incamminati verso la nostra cabin. A darci la buonanotte stavolta c’erano un paio simpatici vicini …. mr. Bison and mr. Elk.
Bye.
Falco