mercoledì 27 agosto 2008

Sardegna 2008 - Arcipelago di La Maddalena


L'Arcipelago di La Maddalena è formato da 7 isole ; a ridosso delle Bocche di Bonifacio si trovano le 3 isole minori di Budelli, Santa Maria e Razzoli mentre le 4 isole maggiori La Maddalena, Caprera, Santo Stefano e Spargi si trovano vicine alla terraferma.
A tutela di questi splendidi scenari, è stato istituito nel 1994, il Parco Nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena che offre spiagge e scorci paesaggistici tra i più belli del mondo.
Il nostro appartamento situato alla Maddalena si è rivelato forse un pò troppo ristretto per noi ed un'altra coppia di nostri amici, ma allo stesso tempo ci ha offerto delle vedute indimenticabili della Sardegna al tramonto. Il centro poi de la Maddalena è molto carino, tra cui spiccano il lungo vialetto centrale e la piazza sempre piena di bancarelle ed artisti.
Caprera è collegata alla Maddalena da un ponte che rende agevole il raggiungimento di qualsiasi spiaggia ed ospita tra l'altro sul proprio territorio, il Museo di Garibaldi. Devo dire che avvicinarsi in maniera più approfondita alla storia dell'"eroe dei due mondi" ci ha regalato un piacevole pomeriggio di svago; i cimeli, le armi ed i reperti storici rendono pienamente l'idea delle difficoltà affrontate da Garibaldi ed i suoi seguaci per cui consiglio sicuramente di visitarlo.


Mi risulta difficile tenere il diario di una vacanza di mare, mi limiterò quindi ad elencarvi le mie personalissime top 5 :

spiaggia del relitto - spettacolo
bassa trinità - spettacolo
santa maria - le piscine - spettacolo
spargi - cala corsara - spettacolo
budelli - spiaggia rosa - spettacolo (anche se fuori concorso in quanto chiusa ai bagnanti da tempo)

Ajò
Falco

mercoledì 30 luglio 2008

30 luglio 2008 - Let's Go !

Ciao a tutti,

sono Massimo ( o Falco se preferite), solo pochi giorni fa, non mi passava neanche per la mente l'idea di creare un blog tutto mio, un po' per riservatezza, un po' per la mia pigrizia.
Poi chiacchierando con un mio amico ( grazie 1000 fedecec !), e soprattutto leggendo il suo diario di viaggio, mi sono detto ...perchè no !!
Questa sarà quindi la mia sfida, riuscire a curare e sviluppare il blog in modo da renderlo interessante agli occhi della mia famiglia e dei miei amici; riuscire a dare e ricevere informazioni utili su viaggi passati e futuri, creare uno spazio web dove poter parlare di quello che è il mio hobby preferito......partire.
un saluto
Falco




lunedì 28 aprile 2008

London


Il ponte lungo del 25 aprile di quest’anno, ci ha dato la possibilità a me, Roberta e Daniela, di visitare finalmente Londra. Era da parecchi anni che per un motivo o per l’altro non riuscivamo a colmare questa lacuna, quindi una volta acquistati i biglietti aerei non ci restava che organizzare al meglio la nostra vacanza.
Arrivati all'aeroporto di Stansted attorno alle quattro di pomeriggio, alle cinque e mezza eravamo in centro a Victoria Station, e dopo aver lasciato i bagagli in hotel, alle sei e mezzo eravamo gia operativi. L’impatto è stato subito eccellente; studiata la mappa dell'underground, ci siamo diretti a Leicester Square e da li abbiamo incominciato a prendere confidenza con la città. La cosa che mi ha colpito di più nel corso di quella prima serata, è stato il numero incredibile di persone, che notte inoltrata si spostava tra Leicester Square e Piccadilly Circus, una cosa inusuale per noi provenienti da una città piccola come Trieste. Dopo aver consultato la guida della lonely planet ci siamo “buttati” a capofitto in questa metropoli multi etnica che ti da l’impressione di essere sempre in movimento e di cui non si può fare a meno di farsi coinvolgere.
Londra e un miscuglio di storia, modernità e cultura. I palazzi ti riportano al passato della città e tra quelli visti, sicuramente mi hanno coinvolto di più la Tower of London con l’adiacente Tower Bridge ed il palazzo di Westminster e la vicina Westminster Abbey.
Visitare il castello medioevale Tower of London è stato molto interessante, soprattutto per l’impatto “visivo” che ha avuto su di me. E’ molto suggestivo girare nel castello, vedere le guardie con addosso i costumi tradizionali, ascoltare la superstizione secondo la quale, se i corvi della Tower of London dovessero andarsene la Monarchia cadrebbe, ma soprattutto poter vedere dal vivo i tesori della Regina ed i filmati della sua incoronazione ti fa sentire un po’ partecipe della storia.


Sbucare poi dalla fermata dell' underground a Westminster e trovarsi di fronte l’ House of Parliament ed il Big Ben, la torre dell’orologio, è un’altra di quelle immagini che ti rimangono impresse nella mente; la mia Nikon non voleva saperne di fermarsi, Roberta e Daniela gia mi stavano guardando con rassegnazione perché sapevano che il mio servizio fotografico era appena all’inizio. Da Westminster poi, grazie ad una chicca di Roberta siamo riusciti ad entrare alla Westminster Abbey all’ultimo istante possibile. Qualcuno mi dirà, ma chi se ne frega di vedere dove sono seppelliti i re e le regine, beh …. posso solo rispondervi che se vi piace la storia siete nel posto giusto. La cosa incredibile è l’accuratezza con cui sono stati costruiti tantissimi anni fa questi palazzi; nella cappella di Enrico VII, quella con i banchi dei cavalieri e la sedia dell’incoronazione, c’è un tavolo con uno specchio che ti permette di vedere riflessa l’immagine ingrandita dei capitelli della navata, … credo che neanche un pazzo ai giorni nostri si metterebbe ad iniziare un lavoro del genere. Tra tante cose viste, mi è un po’ dispiaciuto non riuscire ad assistere al cambio della guardia a Buckingam Palace ma allo stesso tempo mai avrei pensato di sostare ad un semaforo di The Mall affiancato a Carlo di Inghilterra. Ma Londra non è solo storia, arte e musei (il British su tutti !), shopping, è anche una città piena di parchi dove potersi rilassare.


St James’s Park, Hyde Park, Kensington Gardens, ma anche Green, Bushy, Greenwich, Regent e Richmond, tutti di un verde incredibile e tutti molto curati. A me è piaciuto molto St James’s Park per i suoi laghetti con le oche e le anatre, per il colore vivo dei suoi fiori e per gli splendidi scorci che ti offre di Buckingham Palace.


Per finire due parole sull’underground londinese o più familiarmente Tube, la più antica e vasta del mondo; nei suoi corridoi sotterranei lo spettacolo è assicurato (memorabile per me Time of your Life dei Green Day improvvisata da cantante di strada), è un mezzo di trasporto molto comodo e veloce che ti porta negli spostamenti da una zona all’altra ad interagire con persone di lingue ed etnie diverse, cosa che a mio avviso la rende unica nel suo genere.


Alla fine tra Trafalgar Square e Piccadilly Circus , tra il mercatino di Camden Town e le corsie di Harrods, le nostre cinque giornate inglesi sono passate in un lampo ma Londra ha talmente tanto ancora da offrirci che io e la Robi ci ritorneremo al più presto.
Alla prossima……
Falco

lunedì 27 agosto 2007

Islas Canarias - Lanzarote


“La natura è la protagonista assoluta della bellezza di Lanzarote”
Cesar Manrique.

Direi che questa frase di Cesar Manrique descrive perfettamente l’essenza di Lanzarote, isola che nonostante sia stata devastata in passato dalle eruzioni vulcaniche, annovera un sacco di attrattive interessanti.
Lanzarote, è riuscita a non subire gli interventi del boom turistico proprio grazie a Cesar Manrique, artista che dopo essere stato per anni in giro per il mondo, decise di ritornare a vivere nella sua isola natia. Oltre che per il suo notevole impegno ambientalista, Cesar Manrique è noto per aver contribuito alla realizzazione di opere come il Mirador del Rio, i Jameos del Agua, il giardino dei cactus e la Fondazione, ma in ogni angolo dell’isola è possibile cogliere il suo tocco.
Per chi come me predilige la vacanza itinerante, è difficile raccontare una settimana passata a zonzo per un’isola che per lo più ti invita a bagni, sole e relax, per cui mi limiterò a citare un paio di cose extra spiaggia che mi sono particolarmente piaciute.
Molto belli sono sicuramente i Jameos del Agua, degli ambienti misteriosi all’interno di una grotta scoperchiata posta al di sotto del livello del mare, che si trovano nel nord-est dell’isola subito dopo aver superato Punta de Mujeres. I Jameos, sono un giusto mix tra le bellezze della natura selvaggia e della civiltà moderna. Quando vi si arriva, bisogna scendere da una tortuosa scalinata di legno, la quale ti conduce nel sottosuolo presentandoti a sorpresa un ristorante ed una pista da ballo di fronte ad un lago sotterraneo in cui vivono dei minuscoli granchi albini.


Proseguendo sull’altra sponda del lago, si raggiungono poi delle piccole terrazze con dei tavolini da bar. Lungo i Jameos, partono dei sentieri che si intrecciano tra rocce vulcaniche e piante verdi, che conducono poi al museo scientifico dedicato ai fenomeni vulcanici ed a una apertura da dove è possibile salire su delle scale a chiocciola per avere una veduta dall’alto del posto.
Un’altra cosa che ho particolarmente apprezzato è stata la visita al Parco Nazionale di Timanfaya, il vero cuore pulsante dell’isola. Di tutti i vulcani di Lanzarote, il più imponente è sicuramente l’Islote de Hilario, una montagna dormiente ma non ancora estinta; una strada percorribile in l’automobile si arrampica fino alla vetta dell’ Islote de Hilario, dove si trova una struttura circolare da cui è possibile avere un’ampia visuale del territorio circostante.


Il calore ed alcune fumarole ti fanno capire che il vulcano è ancora vivo, e questi fenomeni vengono ancora oggi utilizzati per intrattenere i turisti e per cucinare le carni di El Diablo, un locale costruito sulla cima, tanto per cambiare da Cesar Manrique.
Nel Parco di Timanfaya, sembra di essere nel bel mezzo di un paesaggio lunare, che comprende ben 36 coni vulcanici e dove non cresce un filo d’erba. All’interno di questo parco non è possibile passeggiare liberamente, sia per paura che i turisti possano farsi male, sia per non rovinare i licheni che vivono su queste rocce vulcaniche. Il centro visitatori organizza comunque una escursione in pullman di un paio d’ore che vi porterà attraverso i territori dei vulcani Tremesana, Caldera Rajada, Hernandez ed Encantada , niente però a che vedere con l’esperienza che avevo vissuto nel 2006 con l’ascesa allo Stromboli.
Per finire per gli amanti del mare, vi segnalo la Punta de Papagayo all’estremità meridionale di Lanzarote. Qui, oltre a godere di vedute superbe di Fuerteventura, ci sono a mio avviso le più belle spiagge dell’isola, la maggior parte raggiungibili a piedi, tra cui Playa Blanca (la più nota), Playa de los Pozos, Playa de Mujeres e la Caleta del Congrio (occhio ai nudisti!). Una sola raccomandazione: occhio al sole che qui “picchia” veramente.
Questo angolo delle Isole Canarie, come tra l’altro Fuerteventura, ci è rimasto veramente nel cuore; i paesaggi sono molto belli e non ancora rovinati dal turismo di massa, si mangia bene, ci si rilassa e le temperature miti che si hanno durante tutto l’arco dell’anno ne fanno una meta ideale per le persone di tutte le età.
Nos vemos en la siguiente … Hola amigos!
Max

domenica 26 agosto 2007

Islas Canarias - Fuerteventura


L’estate 2007 ci ha portati alla ricerca di sole e spensieratezza, quindi dopo alcune valutazioni, le nostre attenzioni sono ricadute sulle isole di Fuerteventura e Lanzarote, nell’arcipelago delle Isole Canarie, le uniche che finora sono riuscite ad evitare lo sviluppo eccessivo di molte altre famose mete vacanziere.
Partiti dal Marco Polo di Venezia, in circa tre ore di volo siamo arrivati all’aeroporto di Fuerteventura: dopo aver recuperato i bagagli, ci siamo subito diretti verso la Caleta de Fustes, località scelta come base per la nostra permanenza sull’isola. Una cosa che mi sento di suggerire come per tutti i nostri viaggi, è quella di affittare un’automobile in modo da poter visitare in maniera indipendente il posto che si va a visitare; quest’isola infatti è perfettamente organizzata per trattenere i turisti nelle vicinanze delle strutture che li ospitano, ma vi posso assicurare, che se incominciate a girarla in lungo ed in largo, potrete trovare delle calette, degli angoli caratteristici tutti per voi.
Fuerteventura è un’isola deserta e selvaggia di origine vulcanica inondata dal sole durante tutto l’arco dell’anno e coperta di sabbia, tanto da sembrare un angolo di Sahara. Le sabbie che si sono depositate su quest’isola sono arrivate qui portate dal vento direttamente dal deserto e chi la visita rimane colpito dal contrasto tra le rocce rosse, gialle e nere. Ma Fuerteventura è anche la patria del windsurf : sulla costa orientale dell’isola si trova la Playa de Sotavento ( o Sotavento de Jandia), una spiaggia sabbiosa lunga ben 28 km, riparata dai venti più forti dove si svolgono ogni anno i campionati mondiali di windsurf.
Con la nostra ormai collaudata strategia di viaggio, io e Roberta ci siamo organizzati le giornate in modo da unire alle attività di spiaggia anche un po’ di cultura e conoscenza del posto. Tra le cose viste sicuramente ci sono rimaste impresse le dune di Fuerteventura, la Penisola de Jandia, Corralejo e la Islas de Lobos, Betancuria, El Cotillo ed il piccolo paesino di Tefia.
Le dune, le cui sabbie sono state trasportate dal vento attraversando i 96 km che separano l’isola dall’Africa, si possono trovare principalmente in due località: la prima alle spalle di Corralejo sulla punta settentrionale dell’isola e l’altra sullo stretto Istmo de la Pared a sud.


Come detto a nord si trova la più vasta zona di dune, una distesa di sabbia che si allunga per una decina di km lungo la costa e per circa tre km verso l’entroterra: questa zona da vita all’area protetta del Parque Natural de las Dunas de Corralejo. A sud invece lo stretto Istmo de la Pared, separa la Penisola di Jandia dal resto dell’isola.
Quest’ultima era in origine un’isola a se stante, ed i suoi km di spiagge incontaminate circondano il vulcano estinto Pico de Zarza: molto bella come detto prima la Playa de Sotavento (attenti alle maree!!) e tutta la costa che a sud si dirige verso Morro del Jable. Noi poi ci siamo spinti fino alla punta più estrema dell’isola, fino a raggiungere il Faro de Jandia, ma state attenti però che la strada per arrivare fino a li è una sterrata, e che in queste zona dell’isola, come nel lato occidentale alla Playa de Cofete e Playa de Barlovento, le spiagge sono belle ma troppo ventose, con pericolose correnti per i nuotatori.
Corralejo è la località balneare più grande e più accessibile di Fuerteventura. Situata sulla punta a nord dell’isola, oltre ad offrire il giusto mix di mare sole e sabbia, ha una piazza molto animata con negozi e bar veramente carini, in cui si sviluppa la vita notturna più intensa che in qualsiasi altra località di Fuerteventura.


Di fronte a Corralejo c’è la piccola Isla de Lobos, un’isola vulcanica disabitata e priva di strade molto carina da visitare in giornata se si vuole stare un po’ più tranquilli.
Le ultime tre infine ( Betancuria, El Cotillo e Tefia) sono delle località che ci sono piaciute soprattutto per l’ambiente che le contraddistingueva.
Betancuria è un villaggio nel cuore dell’isola che è stata la capitale di Fuerteventura fino quasi metà dell’ottocento, con una bella Cattedrale e che deve il suo nome al conquistatore normanno de Bethencourt.
El Cotillo è una tranquilla località turistica, contraddistinta oltre che dalle sue spiagge sabbiose e dalle scogliere scure, da una fortificazione chiamata Castillo de Rico Roque, che è molto piaciuta a Daniela.
Tefia, per finire, è un piccolissimo villaggio famoso per l’Ecomuseo de la Alcogida de Tefia, un museo costituito da otto case tradizionali, dove si possono osservare degli artigiani intenti nella preparazione di cesti, pizzi e formaggi di capra.
A me e Roberta, l’isola di Fuerteventura è decisamente piaciuta: è un giusto mix per chi ama il mare, gli spazi aperti e per chi vuole godersi un po’ di vita notturna…. poi la sua catena montuosa è molto simile alle colline della California, cosa che l’ha resa a noi da subito molto, ma molto familiare.
Hola Amigos.
Falco.

sabato 5 agosto 2006

Stromboli


L'estate del 2006 ci ha portati a visitare l'arcipelago delle isole Eolie, la cui ricchezza sta nell'unicità di ciascuna delle sette sorelle, Filicudi, Alicudi, Salina, Panarea, Stromboli, Lipari e Vulcano, non a caso dichiarate dall'Unesco, patrimonio dell'umanità.
Le isole sono di origine vulcanica, e tra queste spicca sicuramente Stromboli, il cui vulcano è l'unico in attività perenne nell'intera Europa. Iddu, come viene confidenzialmente chiamato dagli abitanti dell'isola, cattura l'attenzione con le sue continue esplosioni, che ti portano perennemente ad alzare lo sguardo verso la cima della montagna.
Devo dire che la scalata allo Stromboli, è stata sicuramente una delle esperienze più belle e particolari della mia vita; l'ascesa alla cresta del pizzo (cima del vulcano) si può fare solo accompagnati da un geologo o da una guida professionista, (www.magmatrek.it)che conosca bene l'umore del vulcano e le condizioni metereologiche. Una volta in cima poi, lo spettacolo è impressionante: al calar del sole si riescono a vedere nitide le luci della costa della Calabria e della Sicilia, ma appena le guide ci hanno dato l'ok per sistemarci nell'apposita zona di sicurezza, è iniziato il vero spettacolo: stelle filanti di magma incandescente che usciva dai crateri per esplodere nel cielo.... un'esperienza che consiglio veramente a tutti e che sicuramente un giorno vorrò ripetere.
alla prossima
Falco




martedì 23 agosto 2005

Malibu - Marina del Rey


Alla fine eravamo giunti al nostro ultimo giorno di vacanza negli States e come sempre, non ancora domi, partiamo combattivi alla volta di Malibu decisi a godercelo fino in fondo. Malibu si trova 35 km a nord di Santa Monica ed oltre ad essere considerata la patria del surf, è anche una delle mete preferite dalle star del cinema e dello spettacolo; le ville sono disseminate lungo le colline, quasi tutte inaccessibili ai visitatori, quindi se si vuole godere di un po’ di natura bisogna addentrarsi nel Malibu Creek State Park che offre boschi, prati, cascate, eree picnic e sentieri a volontà. Scesi dalla macchina optiamo per fare due passi sul Malibu Beach Pier Club e subito la fortuna ci viene incontro regalandoci una di quelle scene che sembrano fatte apposta per un’addio in grande stile; un ragazzo, tre delfini ed un leone marino che nuotano assieme creando un siparietto molto divertente.



Dopo avere ”adocchiato” un Jack in the Box, decidiamo di concederci la pausa pranzo: di tutte le catene di fast food quest’ultimo è a nostro avviso il migliore soprattutto perchè i panini vengono presentati con il pane a ciabatta o la baguette croccante. Esageriamo per l’ultima volta con il “refill” grandissima invenzione degli americani, e con le nostre coca-cola big size ci dirigiamo a Marina del Rey uno dei tanti porti turistici di Los Angeles. Lasciata la macchina al parcheggio della posta, ci dirigiamo a piedi al Fisherman’s Village; è un posto molto grazioso e colorato il cui simbolo è il suo faro bianco e azzurro affiancato lungo la banchina da casette dalle facciate variopinte. Passiamo qui il nostro pomeriggio, ormai era gia tempo di tirar le somme del viaggio: la compagnia era stata ottima ed i posti visitati uno più bello dell’altro…. Al momento della consegna della nostra mitica Toyota Sienna alla Alamo in aereoporto, facciamo amicizia con un signore di colore sulla sessantina che con nostro stupore si rivolge a noi in perfetto italiano. Ci racconta di aver partecipato ad un sacco di manifestazioni sportive in qualità di interprete, e che l'anno successivo lo aspettavano le Olimpiadi invernali di Torino 2006. Ci congediamo da lui con il primo vero magone della vacanza…. A bordo del nostro aereo avevo una sola frase che mi ronzava nella testa.. GOD BLESS THE USA.