giovedì 11 agosto 2005

Grand Canyon National Park


Il Grand Canyon National Park è forse il parco nazionale più famoso al mondo. Neanche le foto più belle, i racconti più accurati riescono a dare la misura di questo fenomeno geologico; le sensazioni e le emozioni migliori sono quelle che si provano affacciandosi ad uno degli innumerevoli viewpoint, percorrendo uno dei tantissimi trails che lo percorrono in lungo ed in largo, "vivendolo ed ascontandolo" dall'alba al tramonto.
Situato nella parte settentrionale dell'Arizona, di cui ne rappresenta l'immagine, il Grand Canyon è una profonda cicatrice lunga circa 480 km e larga 35 km nel punto più esteso; ricordo ancora lo stupore provato da me e Robera la prima volta che lo abbiamo visto dal punto panoramico di Mather Point. Ricordo che per i primi 10 minuti non siamo riusciti a proferire parola, ci siamo persi negli spazi immensi e nell'incredibile silenzio del canyon. Come molti sanno il parco è diviso in due versanti (Rim), il South Rim ed il North Rim, a cui si aggiungono altre due aree più remote che sono la zona di Havasupai Indian Reservation ad ovest del south rim, e la zona di Toroweap Valley sulla sponda opposta. Noi abbiamo scelto come base di appoggio il Grand Canyon Village nel South Rim, in quanto ci siamo prefissati di riuscire a vedere bene questa parte, prima di visitare le altre. Nel 2002, io e Roberta avevamo tentato la discesa verso il Colorado River, ma non avendola programmata bene all'epoca, eravamo riusciti ad arrivare solo fino a Plateau Point. Obiettivo dichiarato quindi del 2005 era arrivare "at the bottom of the G.C." cioè arrivare fino a Phantom Ranch sul letto del fiume Colorado. Siamo arrivati al nostro alloggio il Bright Angel Lodge il 10 di agosto assieme ai nostri compagni di viaggio Gianpaolo, Fabiana, Nicolò (1 anno) e li ci siamo dati appuntamento con gli altri nostri amici, Simone, Arianna, Michele e Michela. Tutti assieme abbiamo deciso di impiegare la prima giornata alla visita delle Hermits Road , accessibile soltanto con i bus navetta. Prendendo lo shuttle è possibile fermarsi in tutti i viewpoint che sono Trailview Overlook, Maricopa Point, Powell Point, Hopi Point, Mohave Point, The Abyss, Pima Point, e Hermits Rest. I migliori a mio avviso sono Hopi, Powell e Mohave (ideali per il tramonto) anche se devo dire che me li ero gustati di più nel mese di aprile quando ci sono molti meno turisti. E' possibile inoltre camminare lungo il sentiero che costeggia il bordo rim e raggiungere i vari viewpoint a piedi (poco più di un km), cosa che consiglio per non fare le solite foto dalle solite postazioni panoramiche.


A fine giornata, dopo aver ammirato il tramonto ad Hopi Point, siamo ritornati al Village assieme ai nostri amici. Mentre Nicolò e Daniela giocavano nel Market Plaza, io e Gianpaolo siamo andati a comperare tutto il necessario per la discesa a Phantom Ranch, che avevamo organizzato per l'indomani. Purtroppo avevamo convenuto con Roberta e Fabiana che non potevamo scendere con i bambini, e loro come sempre molto altruiste, ci avevano dato l'ok per andare da soli. Ricordo l'emozione di quella sera; erano tre anni che aspettavo quel momento mi ero preparato a puntino, zaino, scarponcini da trekking, poncho, ricambi in base alle condizioni atmosferiche... mancava solo lui.... il Colorado River!


Lasciato il Maswik Lodge ci siamo dati appuntamento con Gianpaolo alle ore 05.15 del giorno dopo. 11 agosto - THE DAY - ci siamo diretti con la macchina al parcheggio di Yaki Point, quindi alle ore 06.00 in punto abbiamo iniziato a scendere il South Kaibab Trail. Il nostro piano di battaglia prevedeva la discesa di questo sentiero all'andata in quanto sprovvisto di sorgenti d'acqua, e la risalita dal Bright Angel Trail, sentiero che avevo gia testato essere veramente molto impegnativo. Il South Kaibab Trail è un ripido sentiero che scende lungo una cresta e che offre splendidi panorami; passo dopo passo si raggiungono degli step che consentono delle brevi pause (Ooh AaH Point, Cedar Ridge, Skeleton Point, Tip Off ).


Finalmente dopo 3 ore circa siamo giunti alla galleria che precede il Kaibab Suspension Bridge. Presi dall'entusiasmo abbiamo attraversato il ponte osservando il Colorado River che per l'occasione si presentava di colore rosso. Alle 09.30 in punto eravamo a Phantom Ranch.. 3 anni dopo ce l'avevo fatta a coronare il mio sogno. Dopo esserci rifocillati al ranch e dopo esserci comperati il meritatissimo souvenir, abbiamo deciso di fare il bagno nel Colorado. L'acqua del fiume era molto fredda quindi dopo le foto e le riprese di rito, abbiamo optato per riposarci e rinfrescarci presso il Bright Angel Creek un affluente del Colorado. Alle 12.30 abbiamo attraversato il Bright Angel Suspension Bridge, ci siamo girati indietro un'ultima volta ed abbiamo iniziato la risalita. Devo dire che i rangers sconsogliano di fare discesa e risalita in giornata, ma noi oltre che essere ben allenati ci eravamo preparati a puntino con viveri energetici, bevande, copricapi etc.. Dopo 2 ore eravamo a Indian Garden tappa intermedia, ed alle 18.00 eravamo gia seduti al Maswik Lodge distrutti ma felici. Il giorno sucessivo assieme al resto della truppa ci siamo dedicati alla visita della Desert View Drive percorribile in macchina. Ci siamo soffermati in tutti i viewpoint, a partire da Yavapai, Mather, Yaki, Grandview, Moran, Lipan, Navajo Point, fino ad arrivare a Desert View entrata est del parco. La sera cena allo Yavapai Lodge con l'immancabile pizza per poi finire con la solita passeggiata lungo il percorso che va dall' El Tovar Hotel al Kolb Studio. Il giorno successivo è stato dedicato alla visita del parco dando particolare libertà ai nostri bimbi il cui entusiasmo nel vedere da vicino animali selvatici come i condor, i cervi, i cani della prateria, ed addirittura il coyote, era veramente alle stelle. Il Grand Canyon National Park (www.nps.gov/grca) per me rappresenta il massimo da tutti i punti di vista. Gli americani poi sono i numeri 1 al mondo nella valorizzazione e nella gestione dei parchi e tutto viene svolto nel pieno rispetto della natura. I Rangers sono un punto di riferimento costante, sempre pronti ad aiutarti e a darti consigli preziosi ed il personale impiegato nel Village è sempre disponibile. Vale veramente la pena visitare questo parco, una delle 7 meraviglie naturali del mondo. Il mio consiglio è di non soffermarsi alle solite tappe lungo il rim, ma di vivere il Grand Canyon in modi diversi, fare qualche escursione scegliendo uno dei tanti trails, e vederlo dall'alto con i voli panoramici proposti dagli operatori della città di Tusayan (http://www.papillon.com/).




martedì 9 agosto 2005

Glen Canyon N.R. Area - Lake Powell

Rivedere dopo 3 anni Lake Powell è stato per me come ritornare al “parco dei divertimenti”; la Glen Canyon N.R. Area ti offre infatti di tutto e di più. E’ una delle mete preferite dagli escursionisti, dagli amanti delle barche e degli sport acquatici e ti offre una varietà di bellezze naturali tra cui spiccano senza dubbio il Rainbow Bridge N.M., l’Antelope Canyon e l’ Horseshoe Band. La cittadina di Page poi, è un ottimo punto di partenza per raggiungere in poche ore di macchina mete importanti quali la Monument Valley, lo Zion N.P. ed il Grand Canyon N.P. Insomma per noi amanti degli States, Page è il centro del mondo!
Il lago prende il nome da John Wesley Powell e fu creato grazie alla costruzione della Glen Canyon Dam, completata nel 1963. Questa diga è in grado di fornire elettricità ed acqua potabile alla popolazione dell’intera regione, la si può visitare in un paio d’ore ( la visita è gratuita) accedendovi dal Carl Hayden Visitor Center. Durante la visita potrete camminare sul top della diga, i rangers vi racconteranno la sua storia e le tecniche di costruzione, potrete accedere alla sala dei generatori, e farvi una passeggiata alla sua base ammirando l’incredibile “muro” che si erge sopra di voi.
Come detto prima sono molti i punti di interesse: il Rainbow Bridge N.M. è il ponte naturale più alto al mondo (94 m) si trova in territorio Navajo, ed è considerato sacro dai Nativi Americani, per cui bisogna stare attenti a rispettare le loro tradizioni.
Noi abbiamo preso il battello alla Wahweap Marina che è sicuramente il modo migliore per passare in gran relax una giornata; dopo un tragitto di 50 miglia, che vi farà apprezzare le bellezze di Lake Powell, si arriva alla meta, ma per chi lo volesse è possibile raggiungerlo seguendo i trails della Navajo Nation richiedendo prima gli appositi permessi.
Altro luogo famoso è l’Antelope Canyon, uno slot canyon in arenaria rossa stretto e profondo che assieme alle luce che vi penetra, crea giochi di colori unici al mondo. La maggior parte delle persone visita l’Upper Antelope, ma molto bello è anche il Lower Antelope molto più stretto di cui è visitabile solo il primo terzo.
E’ molto bello da fotografare (è consigliata la visita a mezzogiorno quando il sole è alto) le visite sono guidate ed organizzate dal popolo Navajo ed è molto frequentato per cui prendetevela comoda per scattare le vostre foto.
Ma il posto che più mi ha colpito, per l’immensità del paesaggio e per la nitidezza dei colori è senza dubbio l’Horseshoe Bend, posto fortunatamente ancora poco conosciuto. Lo si raggiunge lungo la US 89 subito dopo il centro abitato di Page, una indicazione segnala il parcheggio sterrato, e dopo una breve camminata di circa 1 miglio vi si aprirà davanti uno strapiombo che si affaccia direttamente sul Colorado River. Il fiume, di un intensissimo colore blu, disegna una curva a ferro di cavallo e ti cattura all’istante; è un posto mistico, dove regna il silenzio più assoluto e dove è possibile perdersi nei propri pensieri osservando gli splendidi paesaggi che si profilano all’orizzonte.
Per finire, non toglietevi la possibilità di una nuotata ad Antelope Point, o la vista a 360° di Lone Rock; se avete intenzione di fermarvi di più affittatevi una houseboat , se volete provare il brivido delle rapide del Colorado River recatevi a Lees Ferry per fare un po’ di rafting, insomma, la Glen Canyon N.R. Area (www.nps.gov/glca) non vi farà mancare proprio nulla.






lunedì 8 agosto 2005

Zion National Park


Partiti da Las Vegas di primo mattino ci siamo diretti verso nord percorrendo la Interstate 15 in direzione Zion National Park. Nel giro di due ore e mezza ci siamo trovati a Springdale cittadina alle porte del parco. Zion (come tutti i nat. parks americani) ti offre panorami e colori incredibili, oltre ad una vasta scelta di escursioni alcune delle quali veramente uniche nel loro genere. Visto che avevamo un solo giorno da dedicare a questo parco e soprattutto visto che volevamo far rifiatare i nostri bambini, abbiamo deciso di trascorrere la mattinata in relax tra il Visitor Center e lo Zion Lodge per poi addentrarci il più possibile nel più conosciuto ed affascinante sentiero del parco, The Narrows. Dopo aver parcheggiato la nostra toyota sienna, abbiamo preso presso il visitor center la navetta che è l’unico mezzo per accedere al canyon da aprile a novembre; le navette passano con molta frequenza e le loro fermate lungo la Zion Canyon Scenic Drive sono in corrispondenza dei vari punti di partenza dei sentieri che si snodano attraverso il parco.
Dopo aver pranzato alla pizzeria dello Zion Lodge, aver fatto giocare i bambini ed esserci rilassati un pochino sui prati ad ammirare le bellezze naturali che il parco ti offre, ci siamo diretti al Temple of Sinawava fermata da dove inizia il Riverside Walk in direzione The Narrow.
Il Riverside Walk è un sentiero asfaltato per un paio di km che segue il Virgin River fino al punto in cui il trail coincide con il letto del fiume. Da qui The Narrows (le strettoie) si prolungano a monte per circa 19 km, gran parte del tragitto si percorre con i piedi immersi nell’acqua del fiume, i muri a strapiombo che si ergono fino a 6oo metri di altezza e man mano che si procede le pareti si stringono sempre di più.
Il Virgin River è quasi sempre sporco a causa dei temporali, ma il fascino di questo trail è veramente incredibile. E’ sempre bene informarsi sulle condizioni meteo prima di intraprendere una escursione nella gola in quanto gli improvvisi temporali estivi dello Utah possono causare innondazioni con la conseguente chiusura di alcune aree del parco. Purtroppo è quello che è successo a noi e, dopo essere ritornati anzitempo sui nostri passi, ci siamo diretti verso il Weeping Rock Trail, una passeggiata poco impegnativa che porta ad una parete di roccia dall’interno della quale esce dell’acqua che crea un effetto pioggerellina.
Purtroppo anche questa giornata stava per giungere al termine, ma come sempre accade negli States, anche il semplice viaggiare in macchina ti riserva degli scorci paesaggistici di notevole impatto; ci saremo fermati almeno una decina di volte ad ammirare l’incredibile contrasto dell’arenaria rossa con il verde delle foreste di pino lungo la Zion Mt Carmel Highway 9 e una volta raggiunto il nostro “mitico” Mt Carmel Motel mi sono ripromesso che la prossima volta che ritorneremo allo Zion National Park (www.nps.gov/zion), gli concederemo almeno tre giorni di attenzione. Infatti oltre a dover portare a termine The Narrows, mi sono segnato sul mio personale “libretto degli appunti” il Kolob Arch Trail nella parte nord di Zion, e l’Angels Landing Trail.



domenica 7 agosto 2005

Death Valley National Park

Sarò banale, ma chi si reca per la prima volta alla Death Valley si accorge che qui il caldo non scherza. I nativi americani la chiamavano Tomesha, cioè “il luogo dove la terra brucia”, nome veramente appropriato per la Death Valley (www.nps.gov/deva) che ha la temperatura più alta della terra.
D’estate fa veramente caldo, il termometro si aggira sovente attorno ai 50°, ma ciò non le impedisce di essere una delle mete turistiche principali della California.
Partiti da Lone Pine, cittadina della Eastern Sierra, non prima di aver fatto il pieno di benzina e di galloni d’acqua, ci dirigemmo ad est percorrendo la strada statale 136 in direzione Panamint Springs. Man mano che ci inoltravamo nella valle, un paesaggio unico si presentava ai nostri occhi; formazioni di roccia e sabbia, canyon levigati dal vento e dal sole e torride pianure di sale.
Seguendo la statale 190 arrivammo poi alla nostra prima meta, Sand Dunes; il termometro aveva raggiunto i 40°. Per raggiungere il prima possibile le dune di sabbia, decisi di fare una corsetta ed immediatamente mi accorsi che le suole ed i bordi delle mie nike erano diventati bollenti....... benvenuto alla Death Valley!
La giornata proseguì attraverso la visita della altre mete, Furnace Creek, Golden Canyon, Badwater Basin (che si trova 85,5 metri sotto il livello del mare), e Zabriskie Point. Purtroppo non riuscimmo a mettere la “X” su Artist Palette visto che la Artist Drive era chiusa al traffico a causa delle alluvioni che tre giorni prima causarono degli smottamenti al terreno.
Badwater basin è il posto che mi è piaciuto di più sia per l’effetto che fa camminare sopra il bacino salato, sia per l'effetto visivo creato dal bianco accecante che si mescola con l’azzurro del cielo.
Mi è rimasto impresso nella mente il racconto del ranger riguardo le molte persone che hanno perso la vita nel cercare di attraversare il bacino salato a piedi, sottovalutando la temperatura del suolo che è del 50% più alta di quella dell’aria, cosa che rende questo luogo davvero ostile.
Avevamo visitato un posto veramente unico nel suo genere, ma la cosa più strana di quella giornata fu realizzare che da li a poche ore saremmo passati da questa landa desolata a quell'incredibile miraggio nel bel mezzo del deserto del Nevada......Las Vegas.



sabato 6 agosto 2005

Bodie State Historic Park


Coloro che lasciano lo Yosemite N.P. dal Tioga Pass, si trovano a portata di mano la visita di Bodie, una delle ghost town meglio conservate della California dove è ancora possibile passeggiare tra gli edifici rimasti in piedi in uno scenario che vi farà rivivere l'epopea del Far West.
Per noi cresciuti a pane e cow boy questa era una tappa obbligatoria; dopo aver pranzato in un fast food di Lee Vining, prendemmo la statale 395 fino a 7 miglia a sud di Bridgeport, quindi dopo aver girato a destra proseguimmo per una lunga strada sterrata(13 miglia). Il paesaggio attorno a noi era veramente straordinario, sembrava di essere tornati indietro nel tempo. Non c'era anima viva, a farci compagnia avevamo solo le brulle colline della California, e gli immancabili Eagles.




All'entrata del parco il ranger ci indirizzò verso il parcheggio non prima di averci avvisato che a Bodie non è possibile fumare, toccare oggetti e visitare la zona delle miniere in quanto pericolante e chiusa al pubblico.
Questa ghost town è veramente stupenda, anche perchè al contrario di altri posti, qui non è stato modificato nulla e non vengono organizzati spettacoli o altre attività commerciali. L'oro fu scoperto nel Bodie Creek nel 1859 e nel giro di 20 anni crebbero numerose bische e bordelli. Quando poi le vene aurifere si esaurirono la città venne abbandonata. Oggi è possibile vedere solo il 5% degli edifici di un tempo; la Methodist Church, la Miller House (aperta al pubblico) e la J.S. Cain Residence note per lo sviluppo del traffico di segati, il Wheaton & Hollis Hotel, la School House dove sui banchi si nota il materiale scolastico lasciato in fretta e furia, il Visitor Center presso la Miners Union Hall con l'esposizione di pezzi storici, questi ed altri edifici bastano per rendere l'idea dei fasti passati di Bodie.


Verso le 5 del pomeriggio ci lasciammo Bodie alle spalle, decidendo di fare una breve sosta al Mono Lake. Mono Lake è un lago di origine vulcanica la cui caratteristica è quella di avere le rive costellate da composizioni tufo e rocce magmatiche che spuntano tra le acque del lago. Noi vista l'ora ci limitammo ad un breve trail che dal parcheggio porta fino alla spiaggia, volendo però si può proseguire la camminata che in un paio d'ore ti permette di tornare al punto di partenza. Ricordo un'odore un pò particolare nell'aria e soprattutto che la spiaggia era tutta coperta da una fitta coltre di mosche nere cosa che dissuase Roberta e Daniela a proseguire. Dopo aver scattato qualche foto decidemmo di dirigerci verso Lone Pine. Prossima tappa Death Valley.

venerdì 5 agosto 2005

Yosemite National Park


Mi sono chiesto da dove iniziare questa mia nuova avventura, e la cosa a me più naturale risulta partire dai parchi nazionali dell'America della West Coast.
Ogniuno dei parchi da me visitati ( Grand Canyon N. P., Yosemite N.P., Monument Valley, Arches N.P., Bryce Canyon N.P., Zion N.P. , Mesa Verde N.P., Death Valley N.P., Glenn Canyon N.R., Rainbow bridge NM, Paria Canyon del Coral Pink Sand Dunes i principali... ) mi ha lasciato emozioni diverse, ma se devo fare una personale classifica, devo dire che lo Yosemite ed il Grand Canyon rappresentano per me il massimo.
Di questa particolare classifica purtroppo manca ancora lo Yellowstone N.P. ( l'unico secondo me assieme al Denali N.P. in Alaska in grado di uguagliare o superare i miei parchi preferiti), e sottolineo purtroppo visto che dovevamo visitarlo a metà aprile 2002, ma una volta giunti alla cittadina di West Yellowstone, ci siamo visti negare l'accesso al parco dai rangers causa le fitte nevicate che hanno compromesso la viabilità delle strade. Molto presto questa lacuna sarà colmata.....
Yosemite National Park - agosto 2005
Le mie compagne di avventura sono state mia moglie Roberta e mia figlia Daniela (all'epoca 2 anni appena compiuti).
Lo Yosemite N.P. è situato nella parte est della California centrale a circa quattro ore di auto da San Francisco ed è diventato il primo parco nazionale d'America il 1 ottobre 1890. E' situato nel cuore della Sierra Nevada ed è diviso in 5 parti: la Yosemite Valley, Wavona e Mariposa Grove of Giant Sequoias, Glacier Point, Tuolumne Meadows e Tioga Road, Hetch Hetchy Valley.
Partiti da San Francisco siamo entrati nel parco dall' Arch Rock Entrance e ci siamo subito diretti
al Curry Village dove avevamo prenotato una Tent cabin. La scelta dell'alloggio è stata determinata dalla convinzione in base alle nostre esperienze passate, che i parchi vanno vissuti dall' interno in modo da poter assaporare al meglio ogni momento della giornata.
Il Curry Village si trova nella Yosemite Valley una vallata stretta e profonda, formata dall'erosione dei ghiacciai di qualche milione di anni fa, contornate tutt'attorno da vette levigate tra cui spiccano l' Half Dome, il Cathedral Rock, il Sentinel Dome ed El Capitan. Caratteristica del village, è che essendo le tent cabins sparpagliate in mezzo alla foresta, ed essendo queste zone frequentatissime dagli orsi, tutte le razioni alimentari, e tutti gli effetti personali tipo schampoo profumi etc etc, vanno lasciati in appositi cassonetti metallici sistemati in apposite zone controllate anche la notte dai rangers del parco.
Nella Yosemite Valley, sfociano una serie di cascate tra cui le Yosemite Falls, e le Nevada e Vernall Falls che sfociano nel Merced River, quindi il giorno successivo abbiamo deciso di dedicarlo all'ascesa delle ultime due.
Partiti dall' Happy Isles Visitor Center ( alla fermata nr. 16) in direzione Vernall Falls abbiamo iniziato la salita. Devo dire che l'ascesa è stata piacevole ed abbastanza agevole anche con Daniela nell'apposito zaino sulle mie spalle, la fatica infatti, si è fatta sentire solo durante il tragitto di ritorno. La marcia è stata caratterizzata da una serie di piacevoli incontri con la fauna locale, immancabili infatti cervi, cani della prateria e procioni e tutti ci chiedevamo se saremmo o meno riusciti ad avvistare qualche orso.
Arrivati alle Vernall Falls ci siamo trovati davanti un'arcobaleno stupendo e, dopo le foto di rito, abbiamo proseguito lungo il Mist Trail passando per Emerald Pool fino a raggiungere la sommità delle Nevada Falls. Il tratto tra le due cascate è in pendenza ma non così difficile come me lo aspettavo, se si escludono una serie di scalini di pietra da affrontare per raggiungere il top della cascata. La stessa passa in alcuni punti di fianco al percorso per cui gli innevitabili spruzzi d'acqua ci hanno piacevolmente rinfrescato.
Arrivati sopra le Nevada Falls, per non rifare il percorso dell'andata, abbiamo optato per effettuare il ritorno lungo il celebre John Muir Trail. A conti fatti abbiamo fatto una escursione di 9 ore ( con sota di 1.30 per il pranzo) e devo dire che il ritorno al Curry Village è stata una cosa veramente estasiante.
Non dimenticherò mai la pace e l'appagamento di quella sera, quando seduti sotto il portico della sala lettura del village, potevamo ammirare la cupola dell' Half Dome ancora illuminata dagli ultimi raggi del sole.


Il giorno successivo abbiamo deciso di dedicarci alla Yosemite Valley. Per prima cosa ci siamo diretti alle Yosemite Falls. Il tragitto per arrivare sotto le cascate, consta in una tranquilla passeggiata su un sentiero lungo più o meno 1 km, che conduce ai piedi della Lower Yosemite Falls.
Le cascate, ben tre ( 5 cascata naturale al mondo ) sono uno dei posti più visitati di Yosemite proprio per la facilità a raggiungerle; il sentiero corre attraverso una foresta di alti pini mariposa
e di enormi blocchi di granito che ci danno ancora una volta la consapevolezza di quanto piccoli siamo a cospetto di madre natura. Una volta arrivati allo spiazzo antistante le cascate ci si può arrampicare sui blocchi di granito fino ad arrivare al laghetto dove va ad infrangersi l'acqua.
Successivamente dopo esserci dedicati ai souvenirs di rito presso il Valley Visitor Center ci siamo diretti in direzione El Capitan, prefiggendoci di tentarne la scalata assieme all'Half Dome, la volta in cui saremmo ritornati. Quindi ci siamo diretti verso la Tioga Road, attraversando la zona di Tholumne Grove caratterizzata da una piccola foresta di sequoie rimanendo ammutoliti davanti alle meraviglie che madre natura ci presentava.
La strada non é sempre aperta, per cui vi transitano molti meno turisti e forse per questo molti la considerano la zona più bella ed incontaminata. Ci fermiamo all' Olmstead Point, il punto più panoramico dell'area. Ci colpisce il contrasto tra il colore delle rocce ed il verde degli alberi; il tratto finale della Tioga Road è quello più impegnativo, ricco di laghi di montagna formati dall'erosione dei ghiacciai ed è proprio qui che un fitto temporale ci impedisce di fare una sosta per poterci rifocillare.
Giunti alla fine del nostro soggiorno allo Yosemite N.P. siamo stati tutti concordi nell'assegnargli il massimo dei voti ed abbiamo ancora una volta constatato l'organizzazione impeccabile dei Rangers del parco.
Il nostro consiglio è di fare almeno un'escursione in giornata nei vari trails del parco. Visitare il Glacier Point che è uno dei posti migliori per godere al meglio dello spettacolo della Yosemite Valley ed affrontare almeno uno dei due magnifici sentieri il Taft Point ed il Sentinel Dome Trail cosa che noi purtroppo abbiamo dovuto accantonare per motivi di tempo e di prole.




mercoledì 3 agosto 2005

San Francisco


Finalmente dopo 17 ore di viaggio, raggiungiamo San Francisco. Sono le nove di sera ma la fatica non la sentiamo minimamente, tanta è l’adrenalina per essere ritornati dopo 3 anni negli States.
Appena scesi dall’aereo ci adoperiamo subito per il recupero dei nostri bagagli per poi recarci al bancone della Alamo per il ritiro della nostra autovettura.
San Francisco....dopo averla sognata per tutta una vita, finalmente riusciamo a visitarla, prima tappa di un viaggio che ci porterà prima nel selvaggio West per poi finire nella caotica Los Angeles.
Devo dire che l’impatto è stato da subito eccezionale nonostante il gran mal di testa e la nebbia che si è materializzata in men che non si dica. Dire cosa mi è piaciuto di più è impossibile, io l’ho trovata una città fantastica (ma cosa non mi è piaciuto degli USA ?), una città dove le diversità non contano, dove ti senti da subito a tuo agio.


Per me Frisco vuol dire soprattutto Golden Gate Bridge, il simbolo della città; ma quante volte l’avrò visto sulle riviste di viaggi o nei film che fin da piccolo vedevo assieme ai miei genitori, ....attraversarlo è stato come rivedere gli highlights della mia vita.
Il Golden Gate ha 71 anni ma non li dimostra davvero, ogni settimana dal 1965, una squadra di pittori lo ridipinge con la mitica vernice rossa in modo da proteggerlo dagli agenti atmosferici e marini.


Ma San Francisco non è solo il Golden Gate, come non citare la mitica isola di Alcatraz o icone come la Lombard Street o il Cable-Car nei pressi di Union Square; Frisco è anche la Transamerica Pyramid nel Financial District, Ghirardelli Square o il Palace of Fine Arts il grande edificio che si trova all’ingresso del Presidio bellissimo parco al cui interno si possono fare escursioni a piedi o in bicicletta, per non parlare di North Beach (Little Italy) e Chinatown.
Insomma non è certo un posto in cui annoiarsi!
Una delle mete più frequentate dai turisti è sicuramente il Fisherman’s Wharf il cui centro è il Pier 39 un molo pieno di negozi colorati e ristoranti sullo splendido sfondo della baia. Daniela si è divertita tantissimo un po’ per l’aria da “luna park” che si respirava ma soprattutto per aver visto dal vivo i leoni marini che si stonnazzavano sulle zattere di legno. Io e la Robi abbiamo fatto un po’ di shopping acquistando i nostri primi souvenirs del viaggio, poi dopo essermi letteralmente esaltato all’interno dell’NFL Store che mi ha dato un primo assaggio dello sport made in USA mi sono un po’ rammaricato per non esserci organizzati meglio per la visita ad Alcatraz, esaurita per tutta la settimana successiva.


Nei pressi del Fisherman’s Wharf si trova anche Hooters (vuol dire gufo ma anche tettona!) un locale sullo stile dell’Hard Rock Cafe, dove la particolarità sta nel fatto che le cameriere ti servono in shorts arancioni cortissimi e canottiere bianche o nere aderentissime. Io e Gianpaolo decidiamo di entrare per la classica foto ricordo e devo dire che le ragazze oltre ad essere tutte molto avvenenti, sono gentilissime e si prestano volentieri allo scherzo.
Ma questo da me descritto è solo un assaggio di San Francisco, appena preso confidenza con la città infatti ci siamo subito resi conto che il tempo che le avevamo dedicato era troppo poco, non ci restava che attraversare il Bay Bridge in direzione Oakland e dirigerci verso lo Yosemite N.P., non senza esserci ripromessi di ritornare al più presto a San Francisco.